Conversazione con Pippo Delbono. (Laura Film Festival di Levanto; 17/07/2013)

Pippo Delbono, attore, acclamato regista teatrale nonché villain per Marco Risi in Cha cha cha (2013) … facciamo un piccolo tuffo nel passato … Nel 1987 ebbe l’onore di incontrare Pina Bausch, geniale coreografa ma anche attrice per Federico Fellini: la principessa non vedente Lherimia che scrutava l’animo dei commensali attribuendo un colore alla loro voce ne E la nave va (1983), anziana ma aggraziata contessa che balla un valzer con il prefetto Gonnella (Paolo Villaggio) ne La voce della luna (1990) … Che ricordo ha di quel primo incontro?

Beh, è stato un incontro straordinario. Pina aveva visto un mio spettacolo e mi invitò a lavorare con lei. Siccome avevo già visto Arien, uno spettacolo allestito completamente sull’acqua, che mi aveva affascinato moltissimo, non immaginavo la possibilità di vivere un’esperienza così. Volevo lavorare con lei, ho fatto di tutto affinché quest’incontro potesse aver luogo … e così è stato! Sono stato nella Compagnia per un certo periodo, un periodo che è durato parecchio … diciamo che, fino alla sua morte, poi ci siamo sempre incontrati, visti, parlati …

Mi colpì molto un’intervista che lei rilasciò l’anno scorso in occasione del Festival Illecite/Visioni presso il Teatro Filodrammatici di Milano. Se non sbaglio, diceva che dal teatro, e cito, chiede: “una comunità che si incontri, che rifletta … c’è qualcosa che è morto, un teatro che è morto … non è per attaccare singole persone ma oggi il teatro riproduce cose che erano molto forti, rivoluzionarie, ma che hanno perso il senso profondo … non che Čechov, Molière o Pirandello lo abbiano perso in sé: tutti assolutamente dei grandi rivoluzionari! Ma adesso tutto si è ridotto all’accontentarsi di qualche cosa. […] Dobbiamo assolutamente riconfrontarci sul nostro senso attuale”. Poi aggiunse, credo in riferimento alla sua esperienza presso alcuni istituti psichiatrici: “C’è sempre una zona affascinante, un nero, un buttarsi dentro. […] E’ bello perdersi un po’ per ritrovare poi una linea, no? Tieni conto, inoltre, che stai portando con te altre persone. Non le guardi mai dall’alto, però. Nel mondo degli psichiatri – non tutti, non si può generalizzare! – mi fa impressione questo guardare dall’alto e sentir dire «Il paziente …». Ma paziente di che?”. Questo mi ha ricordato molto una riflessione di Sandro Garzella, anch’egli regista teatrale, sul fatto che noi stessi siamo detentori di uno squilibrio e accettarlo significa accettare di confondersi nel “gioco”. Senza contare poi il movimento del Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi … Si rispecchia in alcune loro affermazioni?

Sì, ho incontrato ad esempio persone come Bobo (uno degli attori “iconici” della compagnia di Delbono n.d.r.) che ha una storia legata ad un manicomio, vivendovi per quattro, cinque anni … un ragazzo down … un uomo che è stato barbone … però questo non mi interessa! Il fatto è che loro sono dei grandi, straordinari attori, molto più di altri. In assoluto. Lavorare con Bobo è anche un fatto assolutamente facile perché lui ha l’intuizione, la libertà, la creatività … Sarebbe per me un beneficio lavorare con delle persone che oggi escono dalle scuole di teatro … eppure, lo dico sinceramente, trovo la loro formazione talmente piena di impostazioni che difficilmente ritroverei della verità. Mettendomi d’impegno, riuscirei anche a lavorare con degli «attori» ma … facendo proprio fatica! Mi fa molto ridere questo discorso dell’handicap … è un discorso piccolo, tipico anche di quello che è il nostro Paese. Non ho mai saputo cosa volesse dire quella parola, non lo so proprio. Io cerco solo degli artisti e guarda caso certe persone, come Bobo, sono grandi artisti forse anche perché hanno vissuto una vita fuori dai canoni. L’artista è fuori dai canoni! L’artista troppo dentro ai canoni per me non è un artista. E’ un impiegato dell’arte, è diverso. Quello che succede nel mondo dell’opera, del cinema: grandi virtuosismi, sempre di più … Ma non per colpa dei singoli attori. C’è purtroppo un sistema talmente impostato sul fatto di realizzare un film solo perché sei conosciuto, sei stato visto in televisione e quindi rendi che la parola «artista» è ormai lontana. Io ho trovato artisti in individui «fuori» dalla normalità! Poi, non è detto .. ci sono persone che vengono da situazioni, per così dire, «normali». Non è che debbano essere artisti solo persone che sono state in manicomio … tuttavia, coloro che sono stati in zone diciamo limitrofe possiedono quella preziosità artistica che gli individui più tranquilli non hanno.

Nel 2009 ha realizzato il lungometraggio La paura, girato interamente con un telefono cellulare. Un vero e proprio diario di immagini sulla realtà che ci circonda. Una realtà contraddittoria, ineffabile, talvolta feroce o soltanto triste nella sua ansia. Al momento, lei di cosa ha più paura?

Di rincoglionirmi (ride n.d.r.), di morire nel cervello … Ho paura di non rendermi conto di essere diventato sempre più egoista. Un po’ egoisti lo siamo tutti, no? Paura di dimenticarmi degli altri, di montarmi la testa, di perdere il senso vero della rivoluzione … tutte queste cose, insomma.

Una mia curiosità, quasi un chiodo fisso: conosce il cineasta russo Andrej Tarkovskij? Le piace?

Conosco i suoi film. Lo incontrai perfino una volta a Pontedera, quasi trent’anni fa! Mi recai là per incontrare Jerzy Grotowski (regista e teorico teatrale polacco n.d.r.) ma questi non riuscì a venire … così mi trovai a cena insieme ad Andrej Tarkovskij ed altre cinque o sei persone. Beh, trovarsi di fronte ad un maestro fa sempre un certo effetto … vedere queste personalità, questi artisti che si rapportano in qualche modo con il Sacro, il senso profondo dell’esistenza … Tarkovskij sarebbe, comunque, molto difficile proporlo adesso. Non perché non sia straordinario ma perché siamo andati così lontano da non poterlo più comprendere.

Quali sono i registi che apprezza di più, anche del passato?

Del passato ce ne sono tantissimi. Siamo in qualche maniera «figli» di Fellini, Pasolini, Antonioni. Poi Francesco Rosi, Dino Risi, Vittorio De Sica … penso inoltre a Kurosawa, a certi film di Wim Wenders, di Werner Herzog, alla cinematografia orientale e francese in genere … nel cinema ci sono tanti maestri e anche adesso penso vi siano registi di valore. In questo momento, però, trovo più interessanti tutte quelle persone che lavorano e fanno del cinema fuori dai circuiti più conosciuti, in Italia come all’estero. La via del documentario, ad esempio. Sento più vivo, insomma, chi sta cercando nuove forme di linguaggio. Lì c’è un nuovo realismo, lì c’è un nuovo cinema che «pulsa»!

Se le fa piacere, come abbiamo fatto con Marco Risi, possiamo salutarci con un piccolo gioco. Le farò i nomi di alcuni attori ed attrici con i quali ha lavorato e se vorrà potrà regalarci un breve pensiero per ciascuno di essi.

(Ride) D’accordo!

Irène Jacob, indimenticabile protagonista de La doppia vita di Veronica (1991) di Krzysztof Kieslowski

Irène è una mia cara amica che conserva sempre in sé la dolcezza ed è soprattutto una persona semplice, che sta sempre provando a capire “cosa farà da grande”. Nonostante sia una grande. E ciò prova la sua grande umanità.

Tilda Swinton

Tilda Swinton è una vera attrice! E’ dotata di una sua ironia: le piace giocare con il suo ruolo e, in fondo, considera tutto un gioco. Un attrice dunque molto forte, molto brava, che considera tutto importante ma, allo stesso tempo, sa che non è tutto così importante. E’ un gioco, appunto.

Marisa Berenson, la mitica Lady Lyndon di Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick

Beh, una «sciamana» (ride). Appare anche nel mio ultimo film Amore carne … una donna «spirituale», anche lei in cerca di una verità, di una filosofia della vita. Di una fede, forse. Ma soprattutto di un senso di umanità che vada oltre il proprio egoismo. Ecco, in questo Marisa è davvero bella.

Gabriele Ferzetti

Un grande attore … Un interprete con uno sguardo, una verità che usciva dagli occhi, molto forti. Mi ha colpito il solo guardarsi negli occhi con lui. Sul set, magari, non ci facevo troppo caso. Tutto normale, diciamo. Fino a quando si gira … ed ecco uscir fuori una verità!

http://www.youtube.com/watch?v=vu0LKym0l64

http://www.youtube.com/watch?v=NDpcZ0rgO3M

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