Ettore è un nome mitologico, che rimanda alla gloria del figlio di Priamo, impavido e coraggioso. Ettore L., invece, è un protagonista atipico, sparso: compare soltanto a tratti, non si fa notare, cerca anzi di rimanere più sotto traccia possibile. Per lasciare spazio ai veri protagonisti del libro che lo contiene.

Vite ordinarie, sentimenti universali, consueti dilemmi: è questo ciò che accomuna le vicissitudini dei personaggi che abitano i dodici racconti della raccolta “Storia di Ettore L.”. Le loro esistenze si aggrovigliano inconsapevolmente in una matassa di pure emozioni. Dalle passeggiate solitarie dell’ex tranviere, sempre accompagnato dal suo fedele husky e dai suoi rimpianti, ai due ragazzi che nel giro di poche ore, su un ritardatario Intercity, si trovano per non rivedersi mai più; dal colto senzatetto, al triste uomo che, incurante delle intemperie, si reca instancabilmente nel medesimo luogo, le giornate in apparenza simili di questi uomini comuni finiscono per trasformarsi in rivelatrici epifanie del quotidiano. Ettore sta lì e osserva, raccogliendo i pezzi per un romanzo diffuso. Un romanzo perché lascia le tracce, come fu in “Hansel e Gretel”, e poi il lettore deve ritrovarle all’ultimo. Un romanzo che chiede di essere letto a ritroso, come nel viaggio di andata e ritorno del tram di uno dei protagonisti. Alla fine viene da chiedersi se ci sia veramente una differenza vera tra la narrazione concepita come intera e quella, invece, frammentata delle antologie di racconti. “Storia di Ettore L.” (Scatole Parlanti) è opera di Rocco Della Corte. Classe ’92, è giornalista e filologo e ha già all’attivo due volumi nel campo della saggistica (“L’umorismo cosmico. Scritti su Achille Campanile” per Atlantide e “Giorgio Bassani professore «fuori le mura»” per Aracne, quest’ultimo assegnatario della menzione speciale del “Premio Nissim Haggiag” 2018. “Storia di Ettore L.” rappresenta il suo esordio narrativo. Un sassolino gettato nella pietraia della narrativa contemporanea con la speranza di riaffiorare, prima o poi, col vento giusto.

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