VENEZIA – Le furlane sono un tipico esempio di oggetto che contiene storia, cultura e tradizione e allo stesso tempo è proiettato nel futuro.

Esse infatti nascono dalla cultura contadina delle campagne friulane, alla fine della seconda guerra mondiale: la grande capacità di sfruttare al meglio tutto ciò che è disponibile, nata dal profondo rapporto tra uomo e natura che si vive nelle terre coltivate del nordest, si mescola alla sapiente e già avanzatissima cultura del riciclo, che parla oggi al nostro mondo assillato da grandi problemi ecologici.

I vecchi pneumatici delle biciclette sono usati per fare la suola, impermeabile e resistente; le tele dei sacchi di juta, che provengono dal trasporto delle sementi e granaglie, vengono trasformati in efficaci imbottiture; le stoffe, addirittura gli stracci di risulta, provenienti da vecchi vestiti, diventano le tomaie. Il basso costo di questa pantofola la rende accessibile a tutti al posto delle irraggiungibili scarpe in cuoio, la sua delicatezza e particolarità presto divengono un pregio, trasformando necessità in virtù.

Si diffondono rapidamente, grazie all’intuito di alcuni friulani, anche a Venezia, dove i Gondolieri le usano trovandole perfette, con quella suola in gomma, per non rovinare la vernice delle gondole.

Gruppi di donne friulane, fiere contadine ma anche infaticabili venditrici, attraversano con le loro ceste in vimini a tracolla, campi e calli della città lagunare, per proporre le loro pantofole. Ed è proprio il Comune di Venezia che assegna in concessione ad un friulano un posto per aprire la prima bancarella, ai piedi del Ponte di Rialto.

Ancor ‘oggi, a pochi metri dal maestoso ponte, si possono trovare le vecchie “furlane” alla maniera tradizionale, insieme alle nuove generazioni di pantofole come ad esempio le “veneziane” e le “sabot”, ispirate ai fasti settecenteschi della Serenissima, impreziosite con velluto o con variopinte sete orientali, tutte rigorosamente cucite a mano, da Piedaterre, negozio-scrigno condotto da Alessandra e Renato, protagonisti in questi anni della loro affermazione internazionale. Sono loro a scegliere i tessuti, ad accostarne i colori, le stoffe, le trame sugli slanci e gli impulsi del momento, o del passato, o del futuro; e sono sempre loro a progettarne l’evoluzione, per farle rimanere al passo con i tempi, espressione della vita che cambia.

Ma per chi le vuole uniche è possibile portare o spedire il proprio tessuto: verranno fatte su misura. Utilizzando quella maestria artigiana che si tramanda da generazioni ed è già nel futuro.

Realizzate in modo ecologico, riutilizzando materiali di pregio e con metodi che appartengono alla tradizione con l’introduzione di qualche sostenibile innovazione, le furlane veneziane sono scelte da tanti personaggi che popolano Venezia e altre splendide capitali del mondo.

Le si può rintracciare, ad esempio, ai piedi dei direttori d’orchestra che si alternano sul palcoscenico della Fenice e degli amateurs che la frequentano con assiduità, rigorosamente nere; molti sono anche i poeti e gli artisti che le indossano mentre passeggiano e si perdono nella contemplazione nell’intreccio delle calli: le furlane veneziane, di vari colori e trame, li accompagnano facendogli sentire le vibrazioni terracquee; anche diversi capitani d’industria le amano per la loro duttilità ed eleganza; e le si scopre indossate da tanti altri girovaghi, veneziani o turisti, tutti rigorosamente estroversi, che negli occhi hanno i riflessi della libertà.

Hanno la bellezza della povertà le furlane veneziane, una bellezza senza trucco, naturale e perciò intramontabile.

 

PIEDATERRE

SAN POLO, 60

30125 VENEZIA VE