Il professor Giovanni Raggi, già docente di Geologia Applicata e Idrogeologica all’Università di Pisa, profondo conoscitore del Magra per gli studi condotti per vari Enti, tra cui la stessa Acam, quando era un’azienda pubblica, in una relazione di 39 pagine sviluppa una severa critica allo studio dell’Università di Modena e Reggio acclusa dalla Recos s.p.a. alle integrazioni progettuali. “Eventuali fuoruscite di liquidi tossici dall’impianto di Saliceti possono raggiungere i pozzi di Fornola in venti giorni, lasciando a secco 150 mila spezzini e migliaia di toscani”.

La relazione è un vero e proprio grido d’allarme sulla vulnerabilità della falda e sui rischi per la salute degli abitanti. E’ stata inviata al Prefetto, alla Protezione Civile, ai Sindaci dei Comuni spezzini serviti dai pozzi di Fornola, tra cui il Sindaco del capoluogo Peracchini, che è anche Presidente della Provincia, ente titolare del Piano d’area dei rifiuti, ad Arpal, alle Asl della Spezia e Massa, ai Carabinieri Forestali, al Difensore Civico, alla Regione e al Ministro dell’ambiente Costa. Gran parte delle argomentazioni erano già state sviluppate dal professor Raggi in sede di inchiesta pubblica di VIA, con la produzione di documenti, tra cui lo studio pubblicato nel 2009 a cura di Acam, quando era azienda pubblica. Tale studio, effettuato in collaborazione tra Acam (geologo Brozzo) e Università di Genova (Professor Marini), reca il titolo “Atlante degli acquiferi della Liguria- l’acquifero alluvionale della bassa valle di Magra”. Nella presentazione del lavoro si legge, a proposito del nostro acquifero: …”.il sistema studiato risulta caratterizzato da una significativa vulnerabilità”…….

Il settore VIA della Regione ha chiesto a Recos di ribattere le argomentazioni del professor Raggi e ha accolto acriticamente la relazione dell’università emiliana.

Nella relazione il professor Raggi contesta l’approccio metodologico dello studio di Recos, fondato su un modello matematico “concettuale”. Sulla falda del Magra in località Saliceti – Cerlasca – Macchie esistono approfonditi rilevamenti, almeno dal 1970, commissionati da enti pubblici in occasione della costruzione dei pozzi Acam di Fornola, dell’autostrada, della nuova ferrovia Vezzano – Santo Stefano, del metanodotto Snam. Il dato più incredibile è che Recos non ha tenuto  in considerazione neppure la relazione geologica, geotecnica e idrologica prodotta dal geologo Vincenzo Buchignani nel 2003 per valutare l’impatto sulla falda del costruendo impianto TMB, allora proprietà di Acam, oggi di proprietà Recos/Iren. Quello studio concludeva che l’acquifero era da considerarsi a “vulnerabilità elevata” ed individuava il percorso più diretto e veloce, da Saliceti in direzione della vicina sponda del Magra (circa 350 metri), quindi lungo il fiume stesso fino al campo pozzi di Fornola.

Nonostante il diverso approccio anche lo studio dell’università modenese giunge comunque a classificare la permeabilità del terreno di Saliceti come “estremamente elevata”. Ma le conclusioni sono favorevoli al progetto Recos. Anche perché lo studio modenese fa compiere alla falda e quindi all’inquinante un lungo percorso prevalentemente sulla sinistra del fiume per poi attraversarlo sotterraneamente all’altezza dei pozzi di Fornola che si trovano in sponda destra. Questo lungo percorso garantirebbe tempi di percorrenza degli inquinanti molto allungati e la diluizione degli inquinanti stessi in uscita da Saliceti. Recos conta di intercettare eventuali inquinamenti tossici con sensori e quindi creare un sistema di allarme, che però non elimina l’inquinamento. Secondo il docente modenese però l’acqua impiegherebbe 300 giorni e la sostanza tossica arriverebbe notevolmente diluita, anche se – ammette lo studio Recos – non si potrebbero escludere DANNI PER LA SALUTE DEI CITTADINI

Ricordiamo che le fasi di lavorazione nel Biodigestore Saliceti prevedono la raccolta del percolato in alcune vasche in calcestruzzo, interrate alla profondità di circa 2 metri nei depositi ghiaiosi del materasso alluvionale, le stesse ghiaie che contengono la falda acquifera alla quale attingono anche i pozzi di Fornola, circa 1200 metri a valle di Saliceti, in destra ed in sinistra del Magra stesso. Per il professor Raggi esiste un solo modo per ridurre a zero il rischio per i pozzi: non realizzare il digestore anaerobico – di qualsiasi dimensione – a Saliceti.