Gli abitanti di Vezzano e dei comuni della vallata del Magra sono avvertiti. Per abbattere l’impatto di odori nauseabondi e sostanze inquinanti nelle aree attorno a Saliceti la Recos spa nel nuovo progetto ha presentato la soluzione: alzare di cinque metri i cinque camini dell’impianto per raggiungere l’altezza di trenta metri e distribuire puzze e smog in un raggio più ampio. Al resto penserà la Rosa dei venti.

Non è un’invenzione degli ambientalisti. La soluzione è contenuta nel nuovo progetto che dal 4 giugno sarà all’esame della Conferenza dei servizi indetta dalla Regione Liguria. Ovviamente la soluzione ha soddisfatto i dirigenti regionali. E altrettanto ovviamente i progettisti di Recos assicurano che sia gli odori che li inquinanti saranno ridotti al minimo da filtri meravigliosi. L’oste, insomma, assicura che il suo vino è ottimo. Trenta metri è l’altezza di un palazzo di nove piani. E’ la risposta tecnica a una delle tante critiche del Comitato Sarzana, che botta! in sede d’inchiesta pubblica di Valutazione d’impatto ambientale. A Pinerolo Iren ha costruito l’impianto a un chilometro e mezzo dal primo centro abitato.

L’associazione sarzanese aveva chiesto anche di valutare gli “impatti cumulativi” di tutte le attività che si svolgono nella piana e che producono inquinamento. Dall’impianto TMB, autorizzato per trattare 105 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati, di cui 75 mila proveniente da Genova e Tigullio, a tutte le attività della movimentazione dei Tir nel retroporto di Santo Stefano e un altro impianto di trattamento di rifiuti speciali. L’ufficio ambiente della Regione, a termini di legge, aveva indicato la valutazione degli impatti cumulativi tra gli obiettivi della VIA. Ma non la troviamo in nessun atto. La Provincia ha nulla da dire? E su questo aspetto fondamentale, che assieme ai rischi idrogeologici porterebbe ad escludere il sito di Saliceti, i sindaci di Vezzano e Arcola hanno intenzione di dare battaglia o di lasciare isolato Santo Stefano come fosse un problema “al di là del Magra”? Provincia e Comuni sono enti guidati da maggioranze politiche opposte. I cittadini sono troppo pretenziosi se chiedono a tutte le forze politiche spezzine di unirsi per contrastare un progetto che avrà un forte impatto ambientale e sanitario? Oggi ci sono politici che tentano di nascondersi dietro i “tecnici”. Ma con la loro autorevolezza possono chiedere ai tecnici secondo quali dati ambientali e epidemiologici Arpal e Asl forniranno i loro pareri. L’Asl 5 con la nuova dirigenza nominata da Toti ha bloccato il piano di sorveglianza epidemiologica e sul sito online dell’azienda sanitaria non riusciamo più a trovare i dati raccolti tra il 2012 e il 2015. E’ possibile sapere che fine ha fatto il modello matematico elaborato dall’università di Genova su incarico del Comune capoluogo ai tempi della giunta Federici per valutare l’impatto che nuovi insediamenti industriali (dall’Enel agli impianti di rifiuti) potrebbero provocare sul territorio e i suoi abitanti? L’Arpal è attrezzato per una valutazione autonoma o deve affidarsi “all’oste” Recos che ha incaricato un istituto di propria fiducia per dire che dai camini e dagli scarichi fognari usciranno fiori e pesci rossi? La sicurezza ambientale e sanitaria è un problema politico, che i tecnici devono valutare e risolvere. Ma tocca alla politica imporre gli obiettivi e fornire gli strumenti. E per la salute e l’ambiente, particolarmente l’acqua che beviamo dai pozzi di Fornola, per noi l’unico rischio accettabile è il rischio zero. Soprattutto in una zona già provata da discariche abusive e non degli ultimi decenni del secolo scorso, attestate da un’indagine del Parco Magra e del Corpo Forestale dei Carabinieri.

Sarzana, che botta!, Comitato No Biodigestore, Acqua Bene Comune, Italia Nostra, Legambiente Cittadinanzattiva