Ricorrono quest’anno il centenario della nascita e il quarantennale della morte di Gianni Rodari e vi presentiamo un romanzo che è un’eccezione nella produzione dello scrittore, poeta, giornalista e pedagogista di Omegna. Si tratta di “Piccoli vagabondi“, un’opera uscita nel 1981.

Piccoli vagabondi” è l’unico libro “realistico” di Gianni Rodari: ambientato nel secondo dopoguerra, racconta la storia di un gruppo di bambini costretti a girare l’Italia per poter aiutare le famiglie.

Francesco e Domenico (che ha perso una mano per colpa di un ordigno) sono i maggiori di quattro fratelli ai quali la guerra ha portato via il padre;  la madre non riesce a mantenerli. Anna è orfana e i suoi zii non la vogliono in casa, perché è una bocca in più da sfamare. I tre diventano amici girando per le città a chiedere l’elemosina, dividendo le poche gioie e i molti dolori di una vita dura e in povertà.

La loro è sì una storia inventata, ma allo stesso tempo plausibile nell’Italia ancora in ginocchio dell’epoca. I tre piccoli vagabondi incappano anche nell’alluvione del Polesine, mentre cercano di fuggire dal carrozzone di “Zio Vincenzo”.

I sogni sono diversi, ma la speranza è la stessa per tutti: quella di fuggire da una vita infelici. Domenico vuole una mano nuova (il padre è morto prima di farlo operare), Anna desidera una famiglia, Francesco rimane incantato dai contadini che vogliono la terra per lavorare.

Poco conosciuto e a lungo ignorato, “Piccoli vagabondi” è un ritratto preciso e doloroso della disperazione del dopoguerra, fa riflettere, affascina e commuove.

Consigliato a grandi e piccini, per conoscere tutte le sfaccettature di uno degli scrittori più sottovalutati del Novecento.

(Claudia Bertanza)