Usciva circa un anno fa, per i tipi di Atlantide Editore, il volume “L’umorismo cosmico” scritto dallo studioso e giornalista Rocco Della Corte. La postilla al titolo, “Scritti su Achille Campanile”, esplicava l’esigenza di dover dire qualcosa di più della multiforme produzione campaniliana, sempre aperta a nuovi orizzonti e sempre capace di prestare il fianco ad attuali e rinnovate interpretazioni.

Nell’introduzione a cura della professoressa Florinda Nardi, docente di Letteratura Italiana all’Università di Tor Vergata, emergono moltissime delle peculiarità del volume di Della Corte, che aveva già pubblicato una monografia su Bassani professore (nel 2017) e che è tornato nella scena editoriale con “L’umorismo cosmico” (presentato a Latina e Velletri con una lunghissima pausa dovuta al lockdown che ha precluso incontri extra-regionali).

“La carta è una cosa seria, come lo è l’umorismo di Campanile”, scrive Rocco Della Corte, in questo bel volume, entra nel cuore dell’officina dello scrittore: “il disordine è propiziatorio per una buona scrittura […] è forse lo stato mentale più prolifico per produrre” (pp. 30-31). Gli scritti che Della Corte ci propone – fa notare la professoressa Nardi – sono una raccolta di occasioni, davvero tante, nelle quali l’autore si è trovato a riflettere sulla vasta e complessa opera di Achille Campanile. La mancanza di una progettualità unica e di una sistematicità nell’affrontare l’opera dell’umorista – che umorista proprio non voleva essere definito – potrebbe a una prima lettura (ma giusto dell’indice) rivelare una frammentarietà, in realtà, a più profondi conoscitori ed estimatori di Campanile risulta una camaleontica strategia di costruzione del testo, una restituzione dello stile dell’autore oggetto degli studi, del resto, come lui stesso afferma: “Scrivere di Campanile significa assuefarsi al suo stile, contagiarsi della formula prima della filologia, carezzando le parole nel loro senso più letterale”. Persino l’intermezzo ‘colico’ di Achille Campanile psico-gastrenterologo sembra non essere posizionato lì per caso nell’economia del volume.

Nel rispetto del rigore scientifico con il quale l’autore ci offre questi scritti, non viene mai meno, però, quella che sembra essere una ‘missione’ per Rocco Della Corte ossia la necessità di mantenere uno stile informativo, divulgativo, persino accattivante per far sì che l’opera di Achille Campanile, da un lato, venga conosciuta da un pubblico molto vasto e, dall’altro, venga ri-conosciuta tale da far meritare al suo autore un posto tra i “classici” del Novecento. Non per niente, Rocco Della Corte è tra i maggiori promotori e diffusori dell’opera campaniliana da anni e non soltanto in un contesto territoriale locale, Velletri-Lariano e dintorni, ma decisamente molto più vasto. In piena e costante collaborazione con il figlio Gaetano, infatti non si è risparmiato rassegne, mostre e premi intitolati ad Achille Campanile, insieme agli storici biografi Angelo Cannatà e Silvio Moretti e agli amici di sempre dello scrittore come Giorgio Montefoschi, Vito Molinari, Piera Degli Esposti, e così via.

Rocco Della Corte, sottolinea ancora la professoressa Nardi nella sua completa ed esaustiva Prefazione che arricchisce ancor di più “L’umorismo cosmico”, si trova a ribadire se ancora ce ne fosse bisogno – e pare proprio di sì – che Achille Campanile sia un grande tra i grandi e che con i grandi si confronta. Da qui prendono le mosse, infatti, riflessioni sul rapporto con i suoi contemporanei: Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio, colleghi della redazione de Il Mattino; Corrado Alvaro, Dino Buzzati, Aldo Palazzeschi delle cui corrispondenze è pieno l’Archivio Campaniliano; il principe della risata, Totò, con cui ha lavorato sul set di Animali pazzi e molti altri per contatti diretti, indiretti, mai realmente avuti o per affinità. E sempre dal confronto con i grandi si dipanano le indagini sulla lettura e il riuso delle opere dei classici, primo su tutti di Giacomo Leopardi e la loro ‘comune’ opera, semmai diversificata in realtà giusto da una virgola e una maiuscola (“Ad Angelo Mai” e “Ad Angelo, mai”)!

Rocco Della Corte coglie l’opportunità di indagare insieme la capacità di Campanile di essere “acuto osservatore del reale”, magnifico costruttore di scene, egregio dipintore di “istantanee” che gli permettono di passare “da un riso soggettivo a quello oggettivo” ossia a un umorismo che, forse proprio per questa globale complessità di realtà e di stili, l’autore definisce “cosmico”. Il volume edito da Atlantide è un piccolo custode di spunti da scoprire e ampliare, per un autore che soprattutto in tempi di pandemia risulta più terapeutico del solito. Solo lui, sulla propria tomba, poteva far scrivere “Torno subito!”.