LA SPEZIA- Dal supporto alle filiere più colpite dall’emergenza Covid, alla promozione e valorizzazione del 100% Made in Liguria, dal necessario, e immediato, intervento contro la fauna selvatica fino al riesame di limitazioni e divieti in capo al settore pesca: ecco alcuni dei punti toccati da Coldiretti La Spezia in una nota presentata oggi alla Prefettura provinciale per far luce sulla difficile situazione che i settori legati alla terra e al mare stanno subendo, sottolineando la necessità di trovare misure adeguate a sostegno dell’imprenditoria, evitare ulteriori fattori che minano l’economia delle aziende, e fare in modo che il patrimonio agroalimentare locale venga valorizzato al meglio.

“In questi difficili mesi – afferma la Presidente di Coldiretti La Spezia Sara Baccelli – purtroppo le filiere agricole locali non sono rimaste illese dagli effetti della pandemia, soprattutto per quelle produzioni (olio, vino ortaggi, pesce…) che trovano nel canale della ristorazione uno dei massimi mercati di sbocco e che sono, quindi, state travolte dalle continue chiusure a singhiozzo di tali attività. Sempre legata all’ambito agricolo anche l’attività di agriturismo (e il corrispettivo marino dell’ittiturismo) è stata una delle più colpite dalla pandemia, con cali di fatturato del 70%, con picchi fino al 90%, a causa del continuo stop and go della ristorazione e la vertiginosa riduzione del turismo, soprattutto straniero, uno dei massimi bacini di utenza, ad esempio, delle Cinque Terre. Per queste attività sono necessari aiuti e misure immediate lungo tutta la filiera per evitare che aziende si vedano costrette a chiudere, con conseguenti perdite in termini economici ed occupazionali.  Se invece guardiamo il mercato fuori dai confini regionali possiamo dire che il settore vitivinicolo ha continuato a farsi strada sul mercato internazionale, ma è ora più che mai fondamentale sostenere e continuare a promuovere le nostre eccellenze fuori dai confini, evitando, a livello europeo, etichettature allarmistiche, oltre a ritardi o cancellazioni ordinativi a causa ad esempio della Brexit o di futuri Dazi USA, ma anche in ambito locale, favorendo un rapporto sempre più stretto con la ristorazione a chilometro zero. Inoltre, è necessario mettere le aziende vitivinicole in condizione di aumentare la produzione; ciò non significa abbassare la qualità ma poter investire laddove sia possibile. Una soluzione, ad esempio, può essere quella di revisionare la disciplina dei diritti di reimpianto, implementando quell’1% all’anno di quota europea, del tutto insufficiente, anche eventualmente con una banca dati dei diritti dormienti, alla quale le imprese possono attingere”.

“I presupposti per uscire dalla crisi nella nostra provincia ci sono – afferma il direttore Provinciale Francesco Goffredo – ma bisogna evitare future ulteriori chiusure che per le attività legate alla ristorazione, come gli agriturismi ,vanno a sconvolgere la programmazione delle settimane, con evidenti problematiche anche in termini di scorte e sprechi. È inaccettabile continuare ad accanirsi su strutture che fanno tutto il possibile per garantire il distanziamento sociale, peraltro facilmente dimostrabile e seguono le norme alla lettera porta. Inoltre, Covid a parte, non bisogna dimenticare annosi problemi che toccano la nostra provincia, come quello legato alla fauna selvatica, dove la crescita esponenziale di cinghiali, daini e lupi continua ad arrecare danni in campagna e in città, mettendo a rischio la sicurezza delle persone, causando incidenti stradali, devastando i raccolti e diventando pericolosi diffusori di epizoozie. Per la nostra realtà, dove la situazione è al limite, sono necessarie una serie di azioni a più ampio spettro, come maggiori controlli per fermare pratiche illecite, l’apertura del periodo di caccia fino al raggiungimento del numero di abbattimenti necessari, nonché, per le aziende agricole, l’ estensione della possibilità di cacciare a chi possiede il porto d’armi anche se non corrisponde al titolare dell’impresa agricola”.

“Un altro settore che deve fari i conti con problemi che vanno oltre a quelli legati alla pandemia – concludono Baccelli Goffredo – è il settore della pesca e mitilicoltura, dove purtroppo continuano a pesare limitazioni europee che condizionano negativamente l’economia delle imprese e favoriscono l’arrivo sempre più massiccio di pesce straniero sui nostri banchi.A tal proposito, i nuovi divieti, restrizioni per la pesca a strascico, nonché l’aumento delle giornate di fermo pesca annuale obbligatorio minano ulteriormente la tenuta economica di tali imprese.  Altra grave questione che sta colpendo le nostre marinerie è l’aumento ingiustificato del canone demaniale marittimo: ad oggi, qualunque sia l’utilizzo delle aree interessate, l’importo annuo del canone non potrà essere inferiore a 2.500 euro. Per le attività di pesca e acquacoltura, il demanio non rappresenta un “luogo” di reddito, come può essere, ad esempio, la spiaggia per gli stabilimenti di balneazione, ma solo un ricovero attrezzature o ancoraggio imbarcazioni, quindi, in sostanza, un mezzo all’attività d’impresa. È necessario che si tenga in considerazione in primis questo aspetto, quando si equiparano a tutti i soggetti costi e concessioni. Come Coldiretti siamo disponibili ad aprire un dialogo costruttivo per dare il nostro supporto a trovare soluzioni a lungo termine che permettano a questi pilastri della nostra provincia di tornare ad essere un volano per l’economia e l’occupazione.”