Il libro è una raccolta di aneddoti «che ci rimandano l’immagine di “noi” che hanno “gli altri” e che descrivono, da punti di vista che appunto non sono i “nostri”, situazioni del vivere quotidiano: spesso situazioni di imbarazzo» (Laura Balbo, già ministro per le pari opportunità).

Kossi Komla-Ebri, il più “lombardo” tra i nuovi autori africani, esponente della  cosi detta “letteratura migrante in lingua italiana”, ci  fa riflettere e commuovere. Ci parla di partenze e di ritorni, di assimilazione e di identità culturale, ma lo fa la­sciando libero spazio alla creatività racchiusa nel bagaglio personale di tutti i migranti.

Kossi Komla-Ebri, nato in Togo nel 1954, sposato e padre di due figli, è cittadino italo-togolese residente a Ponte Lambro (Co).In Italia dal 1974, si è laureato a Bologna nel 1982 in Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Chirurgia Ge­nerale presso l’Uni­versità degli Studi di Milano. Oggi lavora presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Erba.