SARZANA- Un piccolo investimento da 8 milioni di euro inserito in una gara europea nel 2016 per costruire a Boscalino di Arcola un digestore da 20.000 tonnellate di rifiuto organico. Un contratto di servizio con una tariffa di conferimento a carico dei comuni (e quindi dei contribuenti) da 89 euro a tonnellata. Un solo concorrente, Iren-Ladurner, che, vincendo, acquisisce il controllo di Recos, creatura Acam. Dopo due anni il colpo di scena. Col progetto Saliceti Recos/Iren cambia le carte in tavola. A suo vantaggio, ovviamente, col placet della Regione senza ripetere la gara. L’investimento lievita a 50 milioni per un impianto da 60.000 tonnellate di organico più 30.000 di “verde”. La tariffa a carico dei comuni salta da 89 a 110 euro. Stranamente all’aumentare delle quantità, le tariffe aumentano invece di diminuire.

Cancellati anche i “pesi” a carico dell’aggiudicatario della gara: la bonifica del sito di Boscalino con la demolizione del vecchio inceneritore dei rifiuti. Erano codificati nel Piano d’area del 2018.
Tutto svanito nel nulla con un enorme vantaggio patrimoniale per Recos/Iren e un danno per gli spezzini economico (tariffe) e ambientale (mancata bonifica di Boscalino, rischi per la falda e per la natura del Parco Magra a Saliceti).

Questa raffinata operazione d’ingegneria amministrativa-finanziaria, che porta la firma di Gaudenzio Garavini, fino a dicembre 2018 amministratore unico di Acam pubblica, a gennaio 2019 consigliere di amministrazione di Recos/Iren, è ora al vaglio dell’ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione, competente per legge a vigilare sugli appalti pubblici e non solo. L’iniziativa è partita dal Comitato Sarzana, che botta!, una delle associazioni che da due anni contrasta il progetto Saliceti. Il comitato sarzanese aveva già avanzato riserve lo scorso anno in sede d’inchiesta pubblica di Valutazione d’impatto ambientale. L’associazione ha deciso di andare avanti ad approfondire tutti i passaggi della gara europea, delle clausole del contratto di servizio, delle norme previste nel Piano d’area, trovando non poche difficoltà a reperire tutti i documenti. Ha trovato una sponda nel Comune di Lerici, che, apprezzando l’impegno del Comitato, ha fornito un “magico dischetto” in possesso di tutti i Comuni soci Acam dal 2017, ma rimasto dimenticato nei cassetti. Dalla lettura degli atti di gara, delle clausole del contratto di servizio, delle relazioni economico finanziarie e della delibera 48 del Consiglio provinciale del 6 agosto 2018 sono emerse informazioni sconcertanti: l’indicazione di Boscalino come sito idoneo a ospitare un digestore per trattare i rifiuti della Spezia e del Tigullio, secondo quanto previsto nella legge regionale del 2015, era venuta da Iren-Ladurner. Insomma il privato ha scelto Boscalino, poi, ingolosito dal business, ha virato su Saliceti: minori costi, maggiori ricavi, maggiori profitti.  E i poteri pubblici? Sempre a guardare e avallare. In cambio dei ristori ambientali? No, sono previsti dalla legge. Per chiudere il ciclo dei rifiuti alla Spezia e nel Tigullio? Veniva già chiuso con Boscalino. Per far fronte all’eterna emergenza genovese? La Regione poteva imporre a Genova, governata dal sindaco Bucci, seguace di Toti, la costruzione di un digestore adeguato alle esigenze della Città Metropolitana, invece di trasformare Saliceti nella pattumiera del Levante genovese.

Il Comitato evita dietrologie e si rimette all’Autorità di controllo, affinché verifichi la regolarità delle procedure adottate dal 2016 a oggi da Acam spa, Provincia e Regione Liguria nella gestione delle politiche dei rifiuti alla Spezia.