SANTO STEFANO MAGRA- La perizia del professor Giovanni Raggi sarà presentata dal Comune di Santo Stefano alla prossima riunione della Confererenza dei servizi. Lo ha annunciato il sindaco Paola Sisti all’incontro di Ponzano, dove i comitati di Jesi, Reggio Emilia, Mantova hanno portato le loro esperienze.

Con la decisione di Paola Sisti, che ha accolto la sollecitazione di comitati e associazioni, sarà possibile il confronto tra due tesi opposte: quella del professor Raggi, che forte di quindici anni di indagini e studi sulla falda, compreso l’Atlante degli Acquiferi della Liguria realizzato dall’Università di Genova, sostiene che un eventuale inquinamento – soprattutto di ammoniaca – raggiungerebbe i pozzi di Fornola in un tempo medio di venti giorni, e quella della facoltà di geologia di Modena-Reggio Emilia, secondo cui il tempo occorrente sarebbe superiore ai 200 giorni. La facoltà emiliana, che ha sviluppato lo studio in pochi mesi a cavallo tra il 2019 e il 2020, come si legge nella relazione, non esclude il rischio e non afferma che l’inquinamento potrebbe essere fermato: afferma solo che potrebbe essere segnalato da sonde e che l’inquinante arriverebbe molto diluito ai pozzi.

Su questo punto i Comitati No Biodigestore Saliceti, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune e le associazioni Legambiente, Italia Nostra e Cittadinanzattiva si accingono a una campagna di sensibilizzazione alla Spezia. Le dichiarazioni rassicuranti del sindaco Peracchini e dell’assessore all’ambiente Casati, che sembrano convinti che un eventuale incidente non metta a rischio l’acqua potabile per i loro concittadini, hanno convinto gli ambientalisti a un’opera d’informazione sui rischi del progetto Saliceti.

Le rassicurazioni di Recos non tranquillizzano nemmeno gli abitanti di Santo Stefano e dintorni, che ricordano come anche il TMB doveva essere un impianto assolutamente sicuro e non inquinante: andò a fuoco nel 2013. Eppure aveva ottenuto il via libera dei Vigili del fuoco al progetto. Della serie: il rischio zero non esiste. Per questo Comitati e Associazioni ribadiscono: “Il rischio zero esiste: basta non costruire impianti pericolosi sulle falde e a ridosso dei centri abitati per assecondare gli interessi economici di un colosso finanziario dei rifiuti”. E incalzano la classe politica di destra (in Provincia e Regione) e di sinistra (nei comuni).

Ora vedere sorgere a pochi metri dal TMB un digestore anaerobico di produzione di biogas, il cui processo è alimentato da metano da idrocarburi, non tranquillizza affatto i cittadini di Santo Stefano, ma non dovrebbe tranquillizzare neppure i cittadini dei comuni limitrofi, Sarzana compresa. Come comitati e associazioni speriamo che qualcuno fermi questo progetto utile solo ai profitti di Iren, grazie a quaranta milioni di euro di incentivi pubblici, e alle zone del Levante genovese, che non si dotano di impianti e usano Spezia come pattumiera.

No Biodigestore Saliceti, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune, Legambiente, Italia Nostra, Cittadinanzattiva