Approfondimenti a cura di Petra Schrott, Responsabile Marketing di SodaStream Italia

Scegliere l’acqua in bottiglia: una questione di gusto e…di marketing

La pubblicità ci mostra sempre modelle magre che bevono un particolare tipo di acqua in bottiglia, atleti che ne scelgono un’altra, acqua che fa dimagrire, pratiche bottiglie da portare in borsa.

Si tratta di verità o di marketing? A dire il vero la risposta sta nella seconda opzione. Non esiste infatti particolare motivo per preferire l’acqua in bottiglia all’acqua che esce dai rubinetti. Scopriamo perché.

L’acqua minerale è acqua che proviene da una sorgente di per sè pura e protetta, che sgorga possedendo caratteristiche naturali di qualità. Viene poi imbottigliata da aziende private, in contenitori di vetro o plastica, trasportata su e giù per l’Italia (per l’80% su camion) e venduta negli scaffali di negozi, supermercati o distributori automatici a prezzi più o meno variabili. Per legge questo tipo di acqua viene controllata una volta all’anno da parte delle stesse aziende imbottigliatrici, che inviano un’autocertificazione al Ministero della Salute.

L’acqua minerale subisce pochi trattamenti, oltre all’aggiunta eventuale di anidride carbonica per renderla frizzante, e può essere anche trattata con aria arricchita di ozono per separare alcuni composti quali ferro, manganese, zolfo e il &poco gradito& arsenico.

L’acqua in bottiglia rappresenta un business spesso ingiustificato: nata con finalità terapeutiche, è regolamentata da una legge che prevede &caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute&. Per le acque potabili queste specifiche non sono richieste, e confrontarle è un esercizio errato.

L’acqua del rubinetto: una scelta sicura e controllata

L’acqua del rubinetto può invece avere origini di vario tipo, può essere prelevata direttamente da una fonte e avere già buone qualità naturali, oppure in alcuni casi può avere bisogno di trattamenti che ne migliorino le caratteristiche chimico-fisiche o la rendano più sicura per la salute umana.

Tutte le acque del rubinetto vengono sottoposte a disinfezione per proteggerle durante il tragitto nelle tubature fino alle nostre case. La legge italiana prevede un minimo di quattro analisi all’anno, numero che aumenta in base al volume di acqua distribuito ogni giorno e alle caratteristiche dell’acquedotto. Le analisi sono svolte sia dalla società che gestisce l’acquedotto che dalle Asl, quindi da due soggetti indipendenti tra loro, che svolgono analisi su 67 differenti parametri, un numero maggiore rispetto a quelli previsti per le acque in bottiglia. In poche parole, l’acqua del sindaco che arriva nelle nostre case non ha niente da invidiare a quella in bottiglia dal punto di vista della qualità, anzi risulta quattro volte più controllata di quella che viene comprata al supermercato.

Qualche falso mito da sfatare sull’acqua di rubinetto

Prediligere l’acqua di rubinetto è una scelta dagli importanti vantaggi sull’ambiente in termini di risparmio di bottiglie di plastica ed emissioni inquinanti correlate, ma è anche sicura per la salute: chiariamo alcuni dei dubbi più comuni in merito.

L’acqua di rubinetto non fa bene perché è troppo ricca di calcare

Molti pensano che un elevato contenuto di calcare all’interno dell’acqua di rubinetto sia dannoso per i reni. L’acqua &dura& è invece ricca di calcio, che va a fissarsi sulle ossa contribuendo a contrastare l’osteoporosi e rivelandosi una valida alternativa al consumo di latticini. Tale quantità, per quanto possa sembrare elevata, non può danneggiare i reni di una persona sana, al contrario può apportare benefici anche al sistema cardiovascolare.

L’acqua di rubinetto ha sempre un cattivo sapore a causa del cloro

Il cloro viene aggiunto spesso all’acqua potabile in quantità irrilevante per la salute, e serve a rendere l’acqua sicura: anzi, l’acqua del rubinetto è microbiologicamente sicura proprio perché trattata con il cloro. Il sapore del cloro può in ogni caso tranquillamente essere filtrato e annullato. In che modo? Si può lasciare &riposare& per qualche minuto l’acqua all’interno di un contenitore, in modo che la componente volatile responsabile del tipico odore di cloro svanisca.

L’acqua del rubinetto non è gradevole perché spesso scende dal rubinetto con una colorazione biancastra

Variando da zona a zona, l’acqua &di casa& tende ad assumere un colore poco allettante. Per migliorarne l’appeal è sufficiente lasciar &riposare& l’acqua in un bicchiere o in un contenitore riponendola per qualche minuto in frigorifero. Anche il gusto ne trarrà beneficio.

L’acqua del rubinetto non è adeguatamente controllata

Niente di più falso. Si tratta di un’acqua controllata periodicamente e con estrema attenzione, con standard di sicurezza e qualità estremamente elevati e controlli molto più frequenti di quanto avviene per l’acqua in bottiglia, in base al Decreto Legislativo 31 del 2001. Le aziende italiane del settore idrico negli ultimi anni hanno investito miliardi di euro per offrire ai cittadini acqua sana e buona. A tutelare la sicurezza dei cittadini ci sono oltre 300.000 controlli all’anno da parte dei gestori e delle autorità sanitarie.

Non è possibile sapere l’esatta composizione dell’acqua che esce dal mio rubinetto

Per conoscere i dati significativi che caratterizzano l’acqua che esce dal rubinetto di casa è sufficiente inserire il nome del Comune di residenza sulla destra all’interno del sito www.portaleacque.salute.gov.it.

Sarà subito visibile l’etichetta dell’acqua distribuita e le principali fonti di approvvigionamento.

Inoltre il consumatore può trovare informazioni dettagliate sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque distribuite nelle aree di suo interesse, sia mediante le comunicazioni periodiche fornite dal gestore idrico, sia nei siti web dello stesso gestore, di autorità comunali o regionali.

I controlli

La normativa prevede per l’acqua di rubinetto il rispetto di requisiti minimi di salubrità e qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica nel punto in cui le acque sono disponibili per il consumo. La rispondenza ai requisiti di legge è regolamentata dalla sorveglianza operata dai gestori idrici e dalle autorità sanitarie. In particolare, secondo quanto riportato sul sito del Ministero della Salute, sono previsti &controlli interni& che il gestore è tenuto ad effettuare e &controlli esterni& svolti dall’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente. Sulla base dei controlli effettuati viene emesso il giudizio di idoneità al consumo umano dell’acqua che spetta all’azienda sanitaria competente.

Nell’ambito dell’organizzazione regionale l’autorità sanitaria territorialmente competente predispone un piano annuale della frequenza dei controlli analitici.

Per quanto riguarda l’oggetto dei controlli, questi devono garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino, nei punti di rispetto della conformità, i requisiti del Decreto 31/2001. Le Regioni elaborano i programmi di controllo che riguardano l’ispezione degli impianti, anche domestici, la fissazione dei punti di prelievo dei campioni da analizzare e le frequenze dei campionamenti, la cui base minima è stabilita dalla normativa.

In Italia ricordiamo che la qualità delle acque destinate al consumo umano è assicurata per l’85% da acque sotterranee, naturalmente protette, su cui si innesta un esteso sistema di controlli da parte dei gestori di servizi idrici e delle autorità sanitarie.

Un importante passo in avanti compiuto in questi anni è inoltre legato all’adozione di un nuovo approccio olistico fondato sul modello del Water Safety Plans promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I valori guida dell’OMS

Secondo principi condivisi internazionalmente, sviluppati anche nelle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la protezione della salute umana dagli effetti dell’esposizione e specifiche sostanze tramite il consumo di acque, nell’arco dell’intera vita, è basata sulla definizione di &valori guida&.

I criteri che presiedono la definizione del valore guida nel caso di sostanze per le quali è evidenziato un nesso di causalità tra effetto osservato e dose di esposizione, individuano un livello al quale non sussista pericolo per la salute, mentre nel caso di composti cancerogeni o mutageni per il quale non può definirsi un valore di soglia per la manifestazione degli effetti si stima un valore guida associabile a livelli di rischio ritenuti accettabili, sulla base del principio di precauzione. In questo contesto la ricerca scientifica applicata alle valutazioni tossicologiche o epidemiologiche è determinante per garantire un adeguato livello di protezione della salute e i progressi nello stato delle conoscenze sono continuamente trasposti nelle revisioni delle valutazioni OMS per la qualità delle acque potabili.

Acqua rubinetto vs acqua in bottiglia

L’acqua del rubinetto

Controllata più di 4 volte l’anno

Deve essere potabilizzata con un processo di clorazione per eliminare il rischio di contaminazione batterica

Basso costo

Rispetto dell’ambiente

L’acqua in bottiglia

Controllata 1 volta all’anno

Costi elevati

Soggetta a potenziali problematiche relative allo stoccaggio delle bottiglie in ambienti non conformi con possibili effetti negativi per la salute umana

Inquinante per l’ambiente a causa di bottiglie di plastica, costi di trasporto ed emissioni

Ricordiamo in particolare che le bottiglie di plastica sono costituite da PET, che se esposto ai raggi solari può rilasciare addittivi e sostanze che alterano le caratteristiche dell’acqua rendendole potenzialmente dannose per la salute umana. Le condizioni atmosferiche esterne o l’impatto con i raggi solari può costituire un potenziale pericolo per la salute, in quanto sono possibili fenomeni chimici di alterazione dei contenitori e, di conseguenza, del loro contenuto.

Un consiglio importante: è sempre meglio consumare l’acqua del rubinetto (o delle casette dell’acqua) in giornata, senza fare scorte, in quanto bottiglie e caraffe, anche se ben lavate, non sono sterili. Si potrebbero infatti formare batteri in grado di deteriorare la qualità dell’acqua.

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