Era il 21 settembre del 1990 quando Rosario Livatino, che dall’anno prima ricopriva il ruolo di giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento, venne ucciso mentre si recava in tribunale. Livatino, che indagava sui rapporti mafia/massoneria, aveva colpito i mafiosi tramite la confisca dei beni. Nonostante la delicatezza del suo ruolo, girava senza scorta. Fu ucciso dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra; di Livatino si ricordano soprattutto le parole che gli rivolse l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (smentite a distanza di anni): « Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno…? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta. »
Il 21 settembre 2011 si è aperta a Canicattì la causa di beatificazione del giudice Livatino; la causa si è conclusa il 26 settembre 2018 e pochi giorni dopo la documentazione è stata inviata alla Congregazione delle Cause dei Santi: a Livatino, considerato Servo di Dio della Chiesa Cattolica,  vengono attribuite due guargione miracolose.
La vita del giovane giudice è stata raccontata nel libro “Il Giudice Ragazzino” scritto nel 1992 da Nando Dallla Chiesa e nell’omonimo film uscito nel 1994, diretto da Alessandro  di Robilant e interpretato da Giulio Scarpati.
Quando moriremo, nessuno verrà a chiederci quanto siamo stati credenti, ma credibili. (Rosario Livatino)