A Saliceti entro il 2021 arriveranno 220 mila tonnellate di rifiuti urbani, se la Conferenza dei servizi darà via libera al progetto di digestore anaerobico. Sappiamo quello che scriviamo. E lo sanno anche i politici di maggioranza e di opposizione in Regione, Provincia e nei Comuni: è tutto scritto negli atti della Regione. I giornalisti possono verificare quanto affermiamo. Anzi a loro ci appelliamo per un’inchiesta indipendente – nella migliore tradizione del giornalismo spezzino – su quanto sta accadendo in questa provincia nel settore dei rifiuti urbani.
Col decreto numero 13 del 27 aprile scorso, adottato in piena emergenza Covid dal Comitato d’ambito, presieduto dall’assessore regionale Giacomo Giampedrone, l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico dei rifiuti indifferenziati (TMB) di Saliceti sarà autorizzato entro il 2020 ad aumentare la capacità dalle attuali 105 mila tonnellate l’anno “per far fronte all’emergenza nel territorio metropolitano genovese”. Del resto lo scopo della riunione era proprio quello di rivedere il “programma straordinario per la gestione dei rifiuti nel territorio metropolitano genovese per gli anni 2020 e 2021”.

Attualmente al TMB di Saliceti arrivano solo 29 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati spezzini. Il resto viene da Genova, dove la raccolta differenziata dei rifiuti urbani è addirittura scesa dal 41,8 del 2018 al 39% del 2019 e dove l’emergenza dura dal 2013 e continuerà almeno fino al 2025 per mancanza assoluta di impianti di trattamento.

In una tabella inserita nel decreto e dal titolo molto eloquente “Supporto ai fabbisogni della Città Metropolitana”, non si dice a quale capacità sarà portato l’impianto. C’è una frase sibillina: “Da valutare alla luce delle previste modifiche impiantistiche”. Previste? Quando, come, dove? Il Sindaco di Vezzano Bertoni sa nulla? La Provincia, il vicepresidente Ponzanelli, sa nulla? Per sapere a quanto sarà portata la capacità del TMB di Saliceti basta avere buona memoria e andare a riprendere il decreto del dicembre 2018 dello stesso Comitato d’ambito presieduto da Giampedrone (il quale in quanto assessore conta 40 voti su 100 a cui si sommano i 33 voti di Genova Città Metropolitana). Per quanto riguarda il TMB di Saliceti è decretato: “Il quantitativo annuale risulta condizionato all’approvazione di una modifica sostanziale dell AIA vigente per l’impianto, che potrà essere conseguita nel corso del 2018 al fine di consentire una capacità di trattamento complessiva di 130.000 tonnellate/anno”.
Hanno ritardato, intelligentemente, un anno per attendere che il progetto di digestore anaerobico di Forsu da 90 mila tonnellate arrivasse in dirittura d’arrivo. Totale 220 mila tonnellate di cui solo 60 mila della Spezia, pattumiera di Genova. L’ufficio ambiente della Regione, le direttrici Cecilia Brescianini e Paola Carnevale, che presiedono la Conferenza dei servizi e la chiudono alla vista di associazioni e comitati, lo sanno bene e sanno che gli impatti cumulativi dei due impianti dovrebbero essere per legge valutati da loro, non da Recos.

Alla luce del “decreto Giampedrone” può essere certificato il fallimento della pianificazione regionale dei rifiuti con quella previsione assurda di quattro TMB da 100 mila tonnellate e quattro digestori Forsu da 60 mila tonnellate in ogni provincia, come se Genova contasse tanti abitanti quanto La Spezia. Il Piano d’ambito va interamente ripensato, partendo dalla sospensione della procedura di PAUR per il progetto Recos di digestore a Saliceti, perché in palese contrasto col Piano d’area provinciale, validato dalla VAS, e il Piano d’ambito regionale. I politici spezzini la smettano di battibeccarsi come i polli di Renzo e impongano una svolta. Prima delle elezioni. Le promesse elettorali non servono. Urgono i fatti.

Comitati Sarzana, che botta! – No Biodigestore Saliceti – Acqua Bene Comune

Associazioni Legambiente – Italia Nostra – Cittadinanzattiva