FOLLO- Questa mattina, 12 dicembre, si svolgerà la commemorazione del 76^ Anniversario del Rastrellamento di alcune delle frazioni collinari del Comune di Follo, che ha portato alla morte del civile Guglielmo Luti di 40 anni sorpreso all’alba fuori dal paese dai rastrellatori. Gli spari allertarono i compaesani e facilitarono pertanto la fuga, riuscì così a salvare i compagni.

Nonostante la situazione di emergenza sanitaria non consenta la partecipazi one del pubblico, l’amministrazione farà tappa nella frazione di Sorbolo davanti al monumento di Luti e presso il cimitero e la piazza di Bastremoli per la posa delle corone sulle lapidi alla sola presenza dei rappresentanti comunali.

Una cerimonia – spiega l’assessore Corrado Vezzinecessaria per mantenere viva la memoria delle vittime delle stragi anche e soprattutto in un periodo come questo in cui i sacrifici e le lotte dei nostri predecessori per la liberazione devono essere di grande esempio per tu tti noi per ritrovare la grande unità di quei momenti e affrontare tutti insieme questa difficile situazione”.

Il comune di Follo non dimentica il 76esimo anniversario della razzia delle due frazioni del Comune di Follo, un momento sempre vissuto con inte nsità dalla nostra Comunità, un segno di rispetto e onore alla memoria.

Il 12 dicembre – spiega il consigliere Marina Riccorimane una data incisa nella nostra memoria, anche se quest’anno si celebra con regole diverse. Non ci sarà la tradizionale cerimonia a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma è importante ritrovarsi e non perdere la memoria di quello che è stato. Lo facciamo non solo per noi stessi ma per i giovani.

Presenti alla cerimonia anche il Comitato unitario delle Resistenza ed Anpi Follo che aderiscono all’iniziativa soltanto virtualmente.
“Ricordiamo uno dei periodi più bui della storia, il giorno in cui l’odio, e troppi silenzi, travolsero la nostra comunità – conclude il sindaco Rita MazziLa memoria di quelle ore e il racconto di chi scampó alla deportazione, devono restare ben saldi nella nostra memoria”.