Il nostro Louvre al Duca degli Abruzzi: la proposta viene da Mirco Manuguerra, dantista spezzino, quadro direttivo bancario di professione, operatore culturale per passione. Saggista, fondatore del Museo “Casa di Dante in Lunigiana” a Mulazzo, nonché del Parco Letterario “Dante e i Trovatori nelle terre dei Malaspina”, che oggi unisce i castelli malaspiniani lunigianesesi a quelli aviti dell’Oltrepò pavese. Non solo: creatore della “Via Dantis”, un concetto ed una formula di lectura mai pensata in sette secoli di tradizione dantesca internazionale. Manuguerra, autore di libri e pubblicazioni scientifiche ospitate e recensite su riviste internazionali di italianistica, è uno che possiede lo “iustus ordo” per poter dire la sua.
Oggetto della riflessione è l’ex caserma Duca degli Abruzzi, da fonti autorevoli già indicata come una possibile sede futura del Polo Universitario, il cui trend è in forte sviluppo.
<<La Duca degli Abruzzi – spiega Manuguerra – è una struttura di eccezionale importanza, immersa com’è in un contesto urbano da ripensare in tutta la sua generale funzionalità. Dunque, prima di deciderne la nuova destinazione occorre stabilire quale sia la priorità, cioè se occorra impiegarla per ciò che comunque già funziona o se sia preferibile porre rimedio all’enorme dispersione di risorse che origina da ciò che, invece, non funziona affatto>>.
In effetti la questione merita un attento dibattito: da questa scelta dipenderà una buona parte del futuro della città.
<<A mio parere – prosegue il dantista – esistono alla Spezia due realtà di cruciale importanza: il Polo Universitario, che funziona, e il Sistema Museale, che così com’è costa troppo e non funziona per niente. E’ questa la scelta da operare. E allora io dico che la “Duca degli Abruzzi” dovrà diventare, piuttosto che la nuova sede universitaria, il nostro piccolo Louvre, con tutte le dotazioni museali raccolte in un’unica grande struttura capace di ospitare anche Biblioteca Civica, ristoranti, bar, book shop e servizi collegati. L’Università, infatti, è suscettibile di essere collocata altrove; il Polo Museale, no: deve essere in centro. Tra l’altro il viale Amendola è perfettamente in grado di ospitare fin d’ora, una volta ridisegnati i parcheggi, i pullman di visitatori provenienti da ogni parte d’Italia>>.
Ma non mancano i problemi: cosa ne sarebbe del Lia, con i vincoli imposti dalla famiglia? E cosa delle strutture del Camec, del Museo del Sigillo e del Castello di S. Giorgio?
Continua Manuguerra: <<Per quanto concerne il Lia, è pieno interesse della famiglia che la collezione non resti in una cattedrale nel deserto: va inserita in una struttura più ampia capace di attrarre interessi di livello nazionale. Si pensi ad esempio all’importanza delle Statue-stele della Lunigiana o all’esposizione degli Atti “danteschi” della Pace di Castelnuovo, che dovremmo fare di tutto per strappare al grigiore dell’Archivio di Stato della Spezia. Per il Castello di S. Giorgio penso ad una location di alto livello per rassegne culturali di ogni tipo: un centro produttivo di eventi di alta qualità. Le strutture del Camec, della Biblioteca Civica, del Museo del Sigillo e del Museo Lia sono da cedere a privati: il comune può incassare tanti, ma tanti soldi: potrebbe finanziarci la gran parte dei lavori per la trasformazione della “Duca degli Abruzzi”>>.
La proposta, dunque, prevede la realizzazione di una struttura museale disposta su un perimetro a più piani.
<<Certo! – precisa Manuguerra – provate ad immaginare: al piano terra i Musei Civici (compreso quello Etnografico della Collezione Podenzana), al secondo piano il Museo Lia e il Museo del Sigillo, al terzo il Camec. Un’ala da destinare a Biblioteca Civica e tutta un’industria collegata a produrre e a vendere pubblicazioni, gadget e servizi sul modello delle grandi strutture culturali europee>>.
Sarebbero dunque 2 i poli museali spezzini dopo una simile operazione.
<<Sì: il Museo Navale (l’unico che oggi funziona davvero) è il nostro piccolo Louvre. Si tenga presente che, ad una stima di massima, in una struttura come quella qui pensata per la “Duca degli Abruzzi”, che sarebbe altamente produttiva, potrebbe essere impiegata una quantità di addetti pari a tre volte quelli oggi in carico presso tutte le strutture interessate all’accorpamento>>.