Si è svolta martedì sera un'assemblea pubblica al Centro Allende, organizzata dal comitato di quartiere di Piazza Verdi, cui hanno presenziato il Sindaco Massimo Federici, l'assessore Fabrizio Forma, l'architetto Emilio Erario e l'ingegner Claudio Cannetti.
Il comitato ha organizzato l'assemblea su pressione dei tanti cittadini che una volta per tutte volevano capire che cosa comporterà la realizzazione della nuova Piazza Verdi, per quanto concerne viabilità, parcheggi e spese di manutenzione.
E' stata garantita la realizzazione di nuovi parcheggi mentre il trasporto pubblico non subirà disagi perchè gli autobus continueranno a transitare. Le note dolenti riguardano ovviamente le spese di manutenzione (che non sono state ancora quantificate) e l'abbattimento dei pini.
L'assessore Forma ha dichiarato che per lui la piazza poteva anche rimanere così, solo che un intervento di questo genere fa circolare denaro. La domanda sorge spontanea: circola il denaro dove? Perchè fino ad oggi buona parte dei lavori pubblici sono stati commissionati ad aziende esterne che quindi il denaro lo portano a circolare nelle loro città. E' palese inoltre che dette aziende hanno lavorato male e in economia, basti pensare alle pavimentazioni del centro storico. Ma possibile che nessuno abbia pensato ad esigere delle garanzie sui lavori eseguiti?
Un'affermazione del genere, inoltre, dimostra totale disinteresse per la propria città: continuiamo a sentirci dire che noi spezzini non abbiamo un'identità culturale, ma così quest'identità culturale non si creerà mai, perchè i pezzi della nostra seppur breve storia regolarmente vengono rimossi oppure non valorizzati: penso al teatro Monteverdi (demolito), al cinema teatro Cozzani (oggi ospita una sala giochi e davanti alla sua bellissima facciata, per fortuna tutelata dalle Belle Arti, fanno bella mostra 5 bidoni della spazzatura), ai Musei che non vengono visitati perchè probabilmente non esistono una programmazione ed una comunicazione adeguate, ad un Museo di Arte Moderna e Contemporanea che non ha un direttore artistico, etc etc.
Oggi la politica amministrativa di una città per affermarsi nelle sue piene potenzialità, in tutte le sue manifestazioni e intenzioni, deve giocarsi sul piano della trasparenza e della condivisione. Ogni suo atto prima di disperdersi nei rivoli della burocrazia o lungi dall’esaurirsi all’interno di una discussione privata in gruppi di interesse (partitico o di casta, anzi di corporazione), deve essere vagliato da una comunità e rispondere al bisogno reale della cittadinanza. Sceglierne le priorità.
Cittadinanza intesa come corpo sociale, non tanto come un bacino di elettori da convincere e fidelizzare o con cui eventualmente scusarsi dei propri o altrui errori ex post (con la certezza che all’ammissione di colpa non seguirà riparazione del danno) ma uno strumento per proseguire un cammino comune di crescita e di valorizzazione di spazi-tempi collettivi.
La politica amministrativa si giudica anche dalla capacità di essere presente, di tradurre le esigenze comuni in azioni, dall’efficacia dei suoi interventi. Interventi che devono poter essere messi al vaglio di un controllo senza preoccuparsi solo di fare del populismo spicciolo. Per evitare che si crei appunto uno scisma tra corpo sociale e corpo politico.
Cittadinanza che ha molte modalità in cui incarnarsi. Le comunità si sa, oggi si aggregano anche in rete, hanno ormai assorbito le competenze per una orizzontalità della comunicazione e hanno strumenti diversi, anche e soprattutto tecnologici, per esprimere la propria opinione o il proprio dissenso. La militanza civile deve essere un fatto. E’ una moltitudine potenzialmente organizzata.
Affrontare la questione della comunità, al di là e oltre ogni demagogia, significa dare valore a una coscienza politica collettiva che è altra cosa dall’occupare territori per gli eletti per diritto di voto.
Una politica amministrativa oggi deve giocarsi dal basso, deve accrescere la consapevolezza sociale degli individui nell’elaborazione di contenuti che li riguardano, esprimere prospettive politiche culturali efficaci e convincenti e non deve ricercare il consenso casomai affrontare il confronto con i diversi soggetti . Le sue strategie oggi più che mai devono essere alimentate dal contatto sociale.