Letteratura al cinema: “Piccole donne”, l’opera senza tempo di Louisa May Alcott

È appena uscita al cinema una nuova trasposizione di “Piccole donne“, la saga letteraria che racconta le vicende della famiglia March, scritta da Louisa May Alcott nella seconda metà del 1800. La saga è composta da quattro romanzi: “Piccole donne”, “Le piccole donne crescono”, “Piccoli uomini” e “I ragazzi di Jo“, ma i film si concentrano sui primi due capitoli.

Protagoniste sono le quattro sorelle March: Meg, dolce e materna, un po’ frivola, che sogna il matrimonio e i figli e ama mettere bei vestiti e andare alle feste, ma per aiutare la famiglia decide di andare a fare l’istitutrice; Jo la ribelle, l’anticonformista, innamorata della letteratura e – soprattutto- della scrittura, alter ego dell’autrice; Beth la timida, innamorata della musica, delle sue bambole e dei suoi micetti; Amy la capricciosa, la più giovane e viziata delle sorelle March, che aspira a entrare nella buona società e ha velleità artistiche.

Attorno a loro ruotano gli altri personaggi, dai genitori ai vicini di casa (il giovane Laurie e il vecchio zio), la prozia March, il professor Baher che farà innamorare Jo, le amiche di Meg, John Brooke (precettore di Laurie e marito di Meg) e, negli ultimi due capitoli, i figli delle sorelle e tutti gli allievi di Jo.

Certamente “Piccole donne” risente del tempo, ma è un’opera di straordinaria modernità. Sono le quattro sorelle, assieme alla madre, a mandare avanti la casa mentre il padre è in guerra. Le maggiori (Meg e Jo) lavorano, sono loro ad aiutare Laurie, giovane svogliato e pigro, a diventare un uomo in grado di essere marito e padre. È Jo a trasformare la residenza della vecchia zia in una scuola dove accogliere orfani e poveri e dar loro un’istruzione. Non si può negare che a fianco delle “piccole donne” ci siano anche degli uomini, ma la forza delle sorelle March traspare da ogni pagina. È soprattutto Jo il personaggio più moderno e forse più amato dell’intera saga letteraria: una ragazza dell’Ottocento che vuole lavorare, essere indipendente, vivere di scrittura, una donna che sa occuparsi della casa, delle persone ammalate; sicuramente è la preferita della Alcott, che però, a differenza del suo personaggio, non si sposò mai.

La prima trasposizione cinematografica del romanzo risale al 1918, l’ultima, che vede tra le protagoniste Emma Watson (l’Hermione di “Harry Potter”) è uscito il 9 gennaio 2020. Tra le più famose, c’è quella del 1949 con Elizabeth Taylor. Questo dimostra quanto “Piccole donne“, spesso considerato “datato” sia in realtà un’opera senza tempo.

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