Problematica delle specie aliene o alloctone: gli insetti. Di Andrea Casarini

Per specie aliene o alloctone (introdotte, esotiche, non-indigene, non-native) si intendono tutte quelle specie, sottospecie, razze/varietà comprensive di parti dell’individuo quali semi, spore e talee che si trovano al di fuori della loro area di origine naturale in seguito ad un’azione diretta volontaria o accidentale da parte dell’uomo IUCN 2000 [1] – CBD 2002 [2]

La differenza sostanziale tra specie native e aliene consta che queste ultime, per definizione, non si sono evolute insieme alla comunità di specie animali/vegetali facenti parte integrante  dell’ecosistema in cui sono state introdotte, per cui la loro presenza può causare squilibri più o meno seri all’interno della comunità autoctona fino, nei casi più gravi,  determinare la scomparsa delle specie più sensibili e vulnerabili, e in alcuni casi il collasso dell’intero ecosistema.

Ai fini prettamente normativi la definizione di specie esotica invasiva od aliena è sancita   dall’art.3, comma 2, del Reg. (UE) n. 1143/2014 [3]  ove viene definita “specie esotica invasiva” una specie esotica per cui si è rilevato che l’introduzione o la diffusione minaccia la biodiversità e i servizi ecosistemici collegati, o ha effetti negativi su di essi.

Tale definizione riprende quella già presente nella Convention on Biological Diversity (Rio de Janeiro 3- 14 giugno 1992)  sottolineando ulteriormente, giammai ce ne fosse bisogno, gli impatti negativi unicamente sulla biodiversità e i servizi ecosistemici ed introducendo, successivamente, anche gli impatti sulla salute dell’uomo e le attività economiche tra gli aspetti da considerare per proporre una specie aliena invasiva nella lista di rilevanza unionale.

Secondo i più recenti  dati del DAISIE [4] (Delivering Alien Invasive Species in Europe), in Italia sono presenti oltre 1.500 specie aliene, un terzo delle quali sono rappresentate da insetti capaci di adattarsi, sia a variazioni termo-igrometriche che a nuovi substrati alimentari e riproduttivi in grado di dar luogo, nei nuovi ambienti, a notevoli e gravi esplosioni demografiche dovute  anche all’assenza di efficaci limitatori naturali.

Questo  fenomeno delle invasioni biologiche può assumere contorni decisamente più  allarmanti se consideriamo i sistemi insulari dove le specie aliene invasive sono considerate la principale causa di estinzione di quelle indigene.

Come citato da Stauros Dīmas  (ex Commissario Europeo per l’Ambiente dal  2004 vista la rapidità di insediamento e  diffusione di queste specie, le misure adottate da un solo Stato membro possono non avere alcun effetto se i paesi confinanti non agiscono o non reagiscono in modo coordinato al fine di dare risposta armonizzata ed univoca a questa problematica

Ecco perché a  livello internazionale si conviene che, al fine di assicurare una corretta ed efficace gestione del problema, si renda  necessario prevedere una rete di monitoraggio e sorveglianza, affiancata da un sistema di attraverso un approccio di 3 fasi ben precise:

Prevenzione:  è lo strumento più utile ed  economico e comporta controlli più rigorosi alle frontiere e uno scambio di informazioni a livello regionale, nazionale e internazionale.

Eradicazione:  una volta che le specie invasive si sono insediate è la misura più efficace; resta il fatto che per coprire vaste zone, quest’azione ha bisogno di un coordinamento centrale e di finanziamenti adeguati.

Contenimento e controllo:  qualora l’eradicazione non sia possibile queste misure, nel lungo termine,  sono necessarie  per arrestare l’ulteriore diffusione delle specie invasive.

Resta comunque un dato di fatto che seppur gli organi competenti e le autorità locali si trovino spesso in prima linea nell’affrontare questa problematica, le conseguenze di tali immissioni volontarie/accidentali non sono facilmente percepite dall’opinione pubblica e da parte del mondo accademico e, inoltre, sono spesso ostacolate da problematiche tecniche, economiche e burocratiche.  

Ad oggi il Nostro bel Paese, sulla base dei dati e delle conoscenze acquisite, risulta essere, probabilmente in virtù della sua posizione geografica,  geomorfologica  e microclimatica lo stato europeo  con l’incidenza più elevata di specie alloctone invasive.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
[1] The IUCN Species Survival Commission – 2000 IUCN Red List of Threatened -Compiled by Craig  Hilton-Taylor – http://www.iucn.org/dbtw-wpd/edocs/RL-2000-001.pdf
[2]   22 May 2002 – International Day for Biological Diversity – https://www.cbd.int › ibd › 2002
[3]  Regolamento (UE) N. 1143/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive
[4]   Delivering Alien Invasive Species Inventories for Europe http://www.europe-aliens.org/

Soffermiamoci su alcuni semplici esempi:

Aedes albopictus Skuse, 1894 (zanzara tigre):  insetto appartenente all’ordine dei Ditteri la zanzara tigre, originaria del Sud Est asiatico, sfruttando i trasporti commerciali umani rappresenta un tipico esempio di  organismo con  grande capacità colonizzatrice.

Infatti, nella metà del XX secolo si è  diffusa in Africa e nel Medio Oriente e a seguire nel continente Sud Americano, negli Stati Uniti d’America, in Oceania e per ultima in Europa [5].

I primi esemplari riprodotti in Europa sono stati ritrovati a Laç nell’Albania settentrionale nell’agosto 1979 mentre, in  Italia, fa la sua comparsa intorno agli anni ’90  attraverso il commercio di pneumatici usati importati da un’azienda genovese in rapporti commerciali con paesi extraeuropei, tra i quali il Giappone e gli Stati Uniti [6].

Da qui, negli ultimi 35 anni  si è diffusa praticamente in tutta la penisola (unica regione che sembra esserne completamente priva è la Valle d’Aosta) ove,  la presenza di “siti a rischio”, come appunto i pneumatici usati e altri contenitori dove ristagnano anche piccole quantità di acqua ha favorito  la creazione di “aree primarie di colonizzazione” dalle quali inizia l’insediamento del territorio circostante “le mappe di diffusione sono visibili sul sito dell’European Centre Disease Prevention and Control”.

Ad oggi la zanzara tigre non deve  più  essere considerata  come un semplice “fastidioso insetto” ma come un  pericoloso vettore di arbovirus di grande importanza sanitaria inserito nell’elenco delle 100 specie invasive più dannose al mondo redatto dallo IUCN/ISSG [7].

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
[5] J.-E. Scholte & F. Schaffner (2007): Waiting for the tiger: establishment and spread of the Aedes albopictus mosquito in Europe. In: Emerging pests and vector-borne diseases in Europe. Volume 1, W. Takken & B. G. J. Knols, ed. Wageningen Academic Publishers.
[6] Diffusione mondiale e in Italia “Romeo Bellini, Marco Carrieri”   Centro Agricoltura e Ambiente di Crevalcore
[7] Global Invasive Species Database (gestito dalla Species Specialist Group Invasiva (ISSG) della Species Survival Commission (SSC) della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN)

 

Vespa velutina Lepeletier, 1836 (calabrone asiatico): insetto appartenete all’ordine degli Imenotteri [8] questa specie è stata accidentalmente introdotta, dalla sua zona di origine (Cina del sud, India del nord, penisola indocinese, arcipelago indonesiano),   in Corea del Sud nel 2003 e in Francia nel 2005 nei dintorni di Bordeaux molto probabilmente attraverso  un carico di bonsai di origine cinese.

Successivamente dalla Francia, dove la diffusione di questo Imenottero è stata rapida arrivando ad interessare almeno 45 dipartimenti, è arrivata a fine 2013 in altri paesi dell’Europa quali Belgio, Spagna Portogallo ed infine nel 2012 in Italia con il ritrovamento del primo esemplare a Loano. [9]

A fine 2013 la presenza della Vespa velutina è stata accertata con sicurezza in Liguria, soprattutto in provincia di Imperia ed in Piemonte nella parte meridionale della provincia di Cuneo. [10]

Efficientissimo cacciatore di api (rappresentano l’80% della dieta proteica delle larve di velutina in ambiente urbano e il 45-50% in ambiente rurale)  il calabrone asiatico una volta intercettato l’alveare, lo sottopone  ad una pressione predatoria talmente elevata che le api smettono spesso di uscire dall’alveare compromettendo l’impollinazione e, giocoforza, lo stesso futuro della colonia.

Basti pensare che un singolo esemplare di vespa velutina può arrivare a predare un’ape ogni 10 secondi ed addirittura spingersi all’interno degli alveari creando gravissimi danni ed in alcuni casi la distruzione dell’intera colonia. [11]

Dall’analisi delle ricerche condotte finora in Europa è stato possibile valutare gli impatti negativi che la specie può creare; questi possono essere:

Impatti economici: danni alle produzioni apicole; costi del controllo e della rimozione dei nidi

Impatti ecologici: impatto sulla biodiversità; impatto sull’attività di impollinazione degli insetti pronubi; competizione con specie native;

Impatti sulla salute pubblica: potenziale pericolo per i cittadini. preda anche altri importanti impollinatori (bombi, megachilidi, farfalle, etc.).

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
[8] Bertolino S, Lioy S, Laurino D, Manino A, Porporato M (2016) Spread of the invasive yellow-legged hornet Vespa velutina (Hymenoptera:Vespidae) in Italy. Applied Entomology and Zoology, 51: 589/597.
[9] http://www.arpat.info/index.php/vespavelutina-imparare-a-conoscerla
[10] https://www.vespavelutina.eu/it-it/
[11] http://ec.europa.eu/environment/life/

 

Halyomorpha halys Stål, 1855  (Cimice asiatica): insetto fitofago alieno invasivo originario dell’Asia orientale, in particolare di Cina, Taiwan, Giappone e Corea.

In Italia è stata rinvenuta per la prima volta nel 2012 nella provincia di Modena

Ad oggi, risulta diffusa con numeri elevati di individui in quasi tutte le province

dell’Emilia-Romagna e  anche in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli Venezia-Giulia

e, recentemente è  stata rinvenuta anche più a sud, in Campania. [12]


In ambiente urbano è frequente sul verde pubblico e privato, tuttavia non è raro ritrovare numerosi individui all’interno di edifici durante la stagione autunnale, poiché tende ad aggregarsi per  svernare in luoghi asciutti e riparati, quali case, scuole, uffici ed edifici commerciali.

Sicuramente l’impatto più importante, soprattutto a livello economico, è quello che questo insetto provoca danni rilevanti a produzioni agricole molto diversificate.

Il principale impatto è sulla produzione frutticola, ma non lo sono meno quelli sui noccioleti; ad esempio in Piemonte nel 2017 sono state registrate perdite del 90% della coltivazione di nocciole e, secondo i dati del Centro Servizi Ortofrutticoli, per il 2019 sono state stimate perdite complessive in nord Italia superiori ai 250 milioni di euro, che potrebbero aver raggiunto i 350 milioni di euro, a causa della cimice asiatica. [13]

Purtroppo, ad oggi, il contrasto con le tecniche attualmente disponibili appare piuttosto inefficace in quanto questa specie ha mostrato un’elevata tolleranza a molti insetticidi.

La tecnica che allo stato attuale appare più promettente è basata sul controllo biologico, attraverso l’introduzione e l’utilizzo di antagonisti naturali della specie (vedi come esempio il Trissolcus japonicus o  vespa samurai).

Resta il fatto, giustamente, che dal punto di vista prettamente normativo, esiste in linea generale il divieto di immissione in natura  di agenti esotici estranei alla loro area di origine naturale. [14] [15]

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
[12] First report of Halyomorpha halys in Italy , in EPPO Reporting Service, nº 05, Parigi, Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante (EPPO), maggio 2013, pp. 10, 2013/108.
[13]  https://agronotizie.imagelinenetwork.com › 2019/10/18 › cimice-asiatica
[14]  Direttiva 2000/29/CE del Consiglio, dell’8 maggio 2000, concernente le misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità (GU L 169 del 10.7.2000, pag. 1).
[15]  https://www.snpambiente.it/

 

Andrea CASARINI 

 

 

 

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