Internalizzazione del Ministero della Pubblica Istruzioni, le lavoratrici: “Non trasformatela in una guerra tra poveri”.

LA SPEZIA- Si è svolto questa mattina, sotto la Prefettura, il presidio dei lavoratori che operano nelle pulizie e servizi ausiliari “appalti storici e ex LSU“, i lavoratori delle scuole e quelli socialmente utili, supportati da Luca Comiti, Filcams Cgil, Mirko Talamone, Fisascat Cisl e Marco Furletti, Uiltrasporti Uil.

Si tratta di 37 lavoratori, in forza a Coopservice, che a breve saranno coinvolti nel processo di internalizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione.
La situazione è simile a quella che sta coinvolgendo gli OSS“, dichiara Marco Furlettima qui si è fatto un passo in avanti, perché il posto per 24 lavoratori (su 37) è blindato. In tutta Italia, però, ci sono circa 4700 posti di lavoro in ballo su tutto il territorio nazionale e sono coinvolte persone che lavorano da vent’anni e anche oltre. Noi siamo qui oggi come prima iniziativa, perché c’è ancora tanta confusione a livello ministeriale e i tempi sono stretti: la bozza del decreto è stata firmata da Mattarella il 29 ottobre e andrà in discussione il 25 o 26 novembre. Ricordo che per la conversione in legge ci vogliono 60 giorni, è difficile che sia tutto a posto per il 1° gennaio. Quindi potrebbe cambiare, a metà anno scolastico, il personale: ciò è illogico, queste cose andrebbero risolte all’inizio dell’anno e tra l’altro c’era tutto il tempo“.

Abbiamo poi parlato con alcune lavoratrici: “Chiediamo che ci facciano sapere subito qualcosa, per questo bando, perché l’hanno tirata un po’ troppo per le lunghe. Deve ancora uscire il decreto definitivo, poi uscirà il bando e sapremo che cosa ci aspetta“. Il timore è che queste lavoratrici dal 1° gennaio 2020 siano lasciate a casa, anche se sperano in una proroga, almeno fino a giugno.
Avete almeno la certezza del posto di lavoro?” chiedo. “No, perché ci sono 24 posti, ma noi siamo 37, quindi ci sono 13 persone in esubero, ma non sappiamo chi verrà assunta regolarmente. Per il bando ci sono tre requisiti da rispettare: 1) aver lavorato, a tempo indeterminato, per almeno dieci anni, anche se non continuativi; 2) avere la licenza media; 3) aver lavorato nel 2018-2019. Questo nella bozza, ma nel decreto definitivo ancora non possiamo saperlo. Per chi rispetta questi requisiti, ci sarà una graduatoria e noi speriamo che chi entra in questa graduatoria abbia poi il posto assicurato”.

E chi non avesse i tre requisiti? Le lavoratrici si augurano che “si trovi un modo anche per loro“, in modo che nessuno resti senza lavoro. Tutto sommato nella nostra provincia la situazione sembra tranquilla, ma a livello nazionale è gravissima, ci sono tanti esuberi e troppa gente che rischia di trovarsi a casa da un giorno all’altro. Si parla di centinaia di posti di lavoro a rischio: tra queste persone, ci sono anche sessantacinquenni, magari a un passo della pensione: “per loro si dovrebbe trovare una soluzione, magari una sorta di cassa integrazione per consentire loro di arrivare alla pensione senza problemi economici“.

Tutta questa incertezza porta alla solita “guerra tra poveri, perché ognuno spera, ovviamente, di non perdere il posto. Sembra inoltre che noi andiamo a rubare il posto a qualcun altro, quando non è così, perché quei posti sono per noi, che tra l’altro già li occupiamo da anni. La nostra è una graduatoria a parte, con posti già accantonati da anni, dal 1999“. Tra l’altro queste lavoratrici il posto se lo sono adeguatamente sudato. Da quando ci fu una drastica riduzione del personale nel 2014, infatti, si trovarono da un giorno all’altro a doversi occupare anche della manutenzione delle scuole, a partire dalla tinteggiatura delle pareti. “Non ci siamo mai arrese. Siamo tutte donne, alcune oltre i cinquant’anni e abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare per mantenerci il posto di lavoro”. 

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