Umberto Orsini apre la stagione del Teatro degli Impavidi

SARZANA- Un’eccezionale prova d’attore di Orsini in uno dei suoi spettacoli più riusciti per aprire alla grande la nuova stagione del Teatro degli Impavidi di Sarzana, ideata e organizzata dall’Associazione Gli Scarti, vincitrice del bando per la gestione del Teatro, diretta da Andrea Cerri in collaborazione con il Comitato d’indirizzo e con il Comune di Sarzana.

Protagonista assoluto, Umberto Orsini è la proiezione letteraria di Bernhard intento a raffigurare se stesso mentre racconta a un’ascoltatrice silenziosa la storia di un’amicizia singolare, di un rapporto tra due pazzi: il primo è lo stesso Bernhard, che ha saputo dominare la sua pazzia, il secondo è Paul Wittgenstein, dominato dalla sua follia e morto in manicomio; personaggio metà reale e metà immaginario, nipote del noto filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein.

Considerato uno dei più bei romanzi dell’autore austriaco è una sorta di “concentrato” dei temi di Bernhard, il suo testo più “intimo“, come sottolinea Patrick Guinand, quello in cui affronta nel modo più diretto il tema dei sentimenti, che compare di rado nella sua opera, il punto più vicino alla parola di Bernhard stesso, alla sua voce d’uomo, quella dell’autobiografia, che ci conduce nella sua casa-fortezza di campagna e nel suo universo letterario.

venerdì 1 novembre – ore 21

Umberto Orsini

in

Il nipote di Wittgenstein

di Thomas Bernhard

traduzione di Renata Colorni

adattamento di Patrick Guinand

con Elisabetta Piccolomini

scene Jean Bauer

costumi Pierre Albert

regia Patrick Guinand

“Il nipote di Wittgenstein è un testo che impone una recitazione “in solitario”, anche se la relazione con la muta presenza femminile che è in scena è fondamentale. È una difficile e impegnativa prova d’attore. Soprattutto devo fare molta attenzione mentre recito a non lasciarmi sopraffare dall’emozione. Io sono abituato a gestire le mie forze per cedere alle emozioni in funzione del testo, ma ci sono dei momenti, nel Nipote, in cui quest’economia tenta di sfuggirmi e spesso l’emozione mi stringe la gola. Occorre allora un gran controllo, perché se è noto che ci si commuove molto più per noi stessi che per gli altri, un testo come questo accende un’immensa autocommozione. Qui non cerco di interpretare un personaggio, non “faccio Bernhard”, qui ho deciso di “essere Bernhard” e quindi più che fare un personaggio sono me stesso che parla con le parole di un autore grandissimo, che finirà comunque per prevaricarmi e quindi rappresentarsi”.
Umberto Orsini

“Non c’è dubbio: Il nipote di Wittgenstein è uno straordinario assolo, una eccentrica e memorabile tirata in cui la voce narrante è impostata, o imposturata, come quella d’un attore. (…) Nella magistrale traduzione di Renata Colorni, Orsini snocciola o centellina il monologo con una specie di appassionato virtuosismo, mentre una silenziosa presenza femminile (l’efficace Elisabetta Piccolomini) riordina, spazza o l’aiuta nei suoi frequenti cambi d’abito”. 
Roberto Barbolini, Panorama

Che dire di Orsini sulla scena? Vigoroso, segnato in volto (ma dalla capacità maschile di trarre bellezza dai reticoli del tempo), duro e tenerissimo, sprezzante, odioso, razionale poeta dell’invettiva come il testo esige. Offre agli spettatori la classica esibizione di bravura, bravura ottenuta con la pratica diuturna del palcoscenico unita a scelte quasi mai facili o comuni (…) inni senza riserve dell’artista novarese, capace di scegliere un impervio cimento contemporaneo e di interpretarlo con rigore ed efficacia, senza mai indulgere al compiacimento e alla compiacenza.
Rita Sala, Il Messaggero

Orsini si rivela non solo, per questo scrittore, un interprete ideale; ma un grande, severo attore della scena  italiana. L’ho seguito, nella sua performance, passo passo. Egli parte ad una velocità incredibile, come se volesse sbarazzarsi del testo e quindi dello spettatore. Poi rallenta. Senza un percepibile mutamento di passo, egli cambia misura e quindi tono. Da drammatico si fa narrativo, si distende nel puro racconto, ovvero nella pura rievocazione dolorosa, l’ amico non c’ è più, vi era stata tra i due un’ intesa, qualcosa aveva interrotto le due solitudini. Quando è sarcastico, Orsini imprime la voce su una sillaba, la prima o la seconda della parola cruciale di una frase. Quando è emozionato, o addirittura commosso, si concede una lunga pausa. A volte liricizza. A volte è scattante. A volte nervoso. I suoi bruschi passaggi quasi sempre introducono ad una cupezza. Un attimo prima di finire, si ferma. Ricongiungendosi, idealmente, con l’ altra presenza (la Piccolomini), precipita nella malinconia, cresce nell’ intensità. 
Franco Cordelli, Corriere della Sera

Tutte le info e gli orari di biglietteria sono consultabili sul sito www.teatroimpavidisarzana.it

Orari biglietteria

dal 2 al 21 settembre:  dal lun al sab h 09.00 – 12.30   mar e giov  anche  h 16.00 – 19.00

dal 24 settembre: mar,merc, giov, sab  h 09.00 – 12.30 – giov anche h 16.00 – 19.00

presso Teatro degli Impavidi, Via Mazzini, 19038 Sarzana SP

info +39 3464026006 teatroimpavidi@associazionescarti.it 

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