Arbasetti e Casagrande: “Porto, si pensa alla salute dei cittadini?”.

LA SPEZIA- Le forti enfatizzazioni sostenute dall’APSLO sul futuro sovradimensionamento portuale previsto da un piano triennale per interramenti di banchine che vanno ben oltre quanto stabilito il vigente P.R.P. e di ben 100.000 Mq circa,non trovano riscontro sulla sostenibilità di impatto ambientale sul territorio e sul mare.

Considerata  una rada dentro la diga foranea  che misura meno di 15.000 Mq e considerato che ormai per i 15.000 cittadini dei quartieri adiacenti al porto commerciale il container è tanto vicino da fare ulteriore chiusura delle finestre producendo polvere come una piccola onda nera sui davanzali e sulla respirazione quotidiana.

Potremmo dire bene per il presidio portuale, ma dove sono state fatte le azioni concrete previste dalla legge per mitigare gli inquinamenti nocivi alla salute?

E dove sono gli interventi di prevenzione del Sindaco, quale responsabile della salute dei cittadini e tutto questo nonostante la legge precisi l’importanza di fare prevenzione a tutela della salute dei cittadini.

Sono passati ben 13 anni da quando il P.R.P. ha vincolato i preliminari delle prescrizioni e delle prevenzioni da attuarsi sull’ambiente e sugli inquinanti  la cui fonte principale è l’attività portuale ma nulla è stato fatto se si fa eccezione per una spesa di milioni di euro per una barriera fono assorbente di 740Mt(dovevano essere 3000) davanti a Canaletto,barriera inutile, sbagliata  e posta davanti a palazzi di 30 MT di altezza.

Inutile sperpero di denaro pubblico poiché la mitigazione sarebbe stata positiva se si fossero spostate le banchine portuali previste verso il centro del golfo.

Il problema della sostenibilità con lo sviluppo del porto spezzino è l’esempio del  clamoroso fallimento del ruolo dell’ASPLO ed occorre produrre azioni positive per non fare danni ad una attività portuale che è al limite della sostenibilità.

Certo a livello nazionale il porto spezzino forse è secondo come movimentazione di container ma a livello provinciale la mobilità di container è forse quarta perché preceduta dalla cantieristica,dalla nautica e dal turismo e nonostante tutto il porto container occupa circa 2.000.000 di Mq fra porto e retro porto con un bassissimo parametro fra destinazione d’uso ed occupazione.

Insomma il porto è già dimensionato al limite massimo e non si può pensare di metterlo in conflitto con la città minando il diritto alla qualità della vita di migliaia di cittadini.

Rita Casagrande, Quartieri del Levante
Franco Arbasetti, V.A.S. Onlus

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