I motivi per cui m’indigno. Lettera aperte alle consigliere di maggioranza.

Care consigliere,

certo che mi indigno per l’imposizione del burqa, certo che m’indigno per le spose bambine e per le donne stuprate dagli extracomunitari. Certo. Mi indigno per loro e per le donne italiane stuprate e uccise da italiani che le “amavano troppo“, mi indigno coi giornali che danno la colpa alla vittima, mi indigno per le aggressioni omofobe. Mi indigno anche per il “maniaco del cappuccio“, che colpisce da più di un anno e che ancora gira libero. E, pensate un po’, care consigliere, mi indigno senza sapere la sua nazionalità, mi indigno perché io voglio essere libera di girare da sola di sera senza aver paura che dal nulla sbuchi un qualunque omuncolo (italiano o straniero) a palparmi un po’ dappertutto. Non m’interessa se è un extracomunitario “brutto e cattivo” o un bravo giovane spezzino di buona famiglia. Mi indigno per moltissime cose, moltissime. Credetemi.

Ma questo, come vi hanno detto ieri sera, non era argomento di discussione, ma nemmeno un po’. Si parlava di altro. Si parlava di una “battuta da bar” detta da un segretario Comunale in una sede istituzionale, non nel salotto di casa sua. Si parlava di questo e di un Sindaco che ride senza capire perché ride (e non lo spiega) e di un Presidente del Consiglio tanto sollecito ad esortare le manifestanti a tirar giù i cartelli quanto silenzioso nei confronti di due persone, mentre lui esercitava le sue (legittime) funzioni, parlottavano e ridevano alle sue spalle. Le scuse di Sortino erano auspicabili, visto il clamore suscitato. A me fa piacere che voi non vi siate sentite offese e so benissimo che “c’è di peggio“, ma ciò non toglie che in quel momento, in quella sede, si stesse parlando di un determinato argomento e non delle spose bambine o degli extracomunitari che stuprano le donne.

E sapete cosa mi fa indignare, anche? Le risatine e i commentini dei vostri colleghi di maggioranza di fronte alle legittime proteste. M’indigno per  una Piazza dedicata a Escrivà. Mi indigno per la mancanza di rispetto.

Claudia.

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