Un libro? Perché no. “Torpedone trapiantati”, di Francesco Abate. Recensione a cura di Annalisa Serafini

Francesco Abate è nato a Cagliari il 17 maggio del 1964 ed è uno dei pochissimi talenti italiani che spaziano in più direzioni: è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore, critico musicale ed disc jockey.
Con questo nuovo romanzo, molti dei quali tradotti all’estero e vincitori di prestigiosi premi internazionali, l’autore ci racconta un pezzo della sua vita.
L’autore del libro ci racconta che è nato due volte: la prima quando sua madre l’ha dato alla luce, la seconda quando Cinzia, morta in un incidente stradale, gli ha donato il fegato.
Da quel momento ha deciso che la sua vita sarebbe sempre valsa quel sacrificio e si è impegnato a non temere nulla e ad essere sempre positivo e accogliente nei confronti di chi ne avesse avuto bisogno. Per questo fa parte dell’associazione che riunisce i trapiantati della Sardegna e che si impegna a sostenerli, nella malattia e nella guarigione e a supportare nel dolore le mogli, i mariti e i figli di coloro che sono morti a causa di un trapianto sfortunato. Francesco, però, da qualche tempo non partecipa più agli avvenimenti “sociali”, impegnato com’è a destreggiarsi tra libri, giornale e famiglia. Ma se Maometto non va alla montagna… È così che i suoi compagni di sventura, con un uso smodato del senso di colpa e un vile ricatto, lo convincono a partecipare alla gita annuale insieme agli altri membri.
Preso per il collo, il nostro protagonista parte, in compagnia della moglie e della madre ottuagenaria, su un torpedone che porterà tutti i “figli del dono” fino al traghetto diretto alla baia dove trascorreranno la giornata.
Per l’autore è un’occasione per rivedere i suoi commilitoni, i loro progressi, il modo in cui hanno deciso di accettare il loro dono e rinascere a nuova vita, consapevoli di aver avuto una fortuna che molti non hanno.
Ma è anche un ritrovo che lo spinge a riflettere sulla sua stessa mortalità: quanti di loro ci saranno ancora tra cinque, dieci o quindici anni?
Abate si confronta con il suo passato con grande sincerità, raccontando la malattia con tutti i suoi effetti collaterali, le ricadute, il dolore di un vuoto lasciato da qualcuno che si ama e la gioia della rivincita sulla vita.
Un libro che merita davvero di essere letto!
Buona lettura.
Annalisa Serafini
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