“Speriamo tirino fuori le tette”: il Segretario Sortino nella bufera per uno scambio di battute col Sindaco.

LA SPEZIA- C’è un video che gira in rete dalla serata di ieri e che vede come protagonisti il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini, e il segretario generale del Comune, Sergio Camillo Sortino.

Siamo in Consiglio Comunale, il 23 settembre scorso. Alcune cittadine protestano contro la decisione di dedicare uno slargo al fondatore dell’Opus Dei, Josè Maria Escrivà. Dopo l’appello e l’inno nazionale, spuntano i cartelli “Vogliamo una toponomastica al femminile” e, mentre il Presidente del Consiglio invita le manifestanti ad abbassare i cartelli come da regolamento, Sortino si rivolge al Sindaco chiedendo “Che cxxxo vogliono?” (e già qui ci sarebbe da ridire sull’espressione utilizzata…); la risposta di Peracchini non si capisce, ma poi arriva il colpo di scena e Sortino dice: “Speriamo che tirino fuori le tette“. Lo scambio di battute si conclude tra le matte risate di entrambi. Il video è visibile per intero su YouTube ed è stato tagliato e sottotitolato da Valentina Bianchini, di RAOT, che lo ha postato sul suo profilo Facebook. Si sono immediatamente levate molte voci indignate per questa infelice uscita del Segretario.

Mi piacerebbe capire dal signor Sortino il collegamento logico tra una legittima contestazione e il tirare fuori le tette” domanda Lara Ghiglione, Segretario Generale della CGIL spezzina “È questo a cui è abituato solitamente? Quando la moglie, la compagna, la sorella, la figlia, la madre, le sue amiche, hanno qualcosa da eccepire, una legittima critica da fare, sono solite tirare fuori le tette? Non credo. Sarebbe quanto meno bizzarro.
Vero è che alcune femministe ucraine (le FEMEN) sono solite farlo per protestare (ma in altri contesti e per altri motivi) e forse a loro si riferiva il signor Sortino, ma protestare e “tirar fuori le tette” sono due cose non strettamente collegate, ça va sans dire.

Dovrebbe quindi, il signor Sortino, spiegare perché ha detto quella frase. Come sottolinea ancora Ghiglione, il Segretario spieghi: se non è tradizione di famiglia, “la sua frase è un atto violento, molesto e sessista del quale deve essere chiamato a rispondere come rappresentante delle istituzioni. Chiedo da cittadina spezzina che di ciò si faccia carico il Sindaco della città, che senz’altro avrà riso alla battuta senza comprenderne bene il senso per via del rumore di sottofondo. Sono qui che attendo lumi, in rappresentanza delle cittadine e delle lavoratrici che chiedono che questo machosessismo da taverna sia lasciato fuori dalle istituzioni! Adesso!”. 

La protesta era pacifica e legittima: erano anche stati proposti nomi alternativi a quel “Largo Escrivà” che a molti non è proprio andato giù (Vogliamo una toponomastica al femminile) e le ragioni della contrarietà sono state più volte espresse (anche se bollate come “ignoranti” dallo stesso Peracchini). Da parte del segretario c’è stata una vera e propria caduta di stile, della quale dovrebbe scusarsi pubblicamente. Con la sua frase ha offeso cittadine che, come è nei loro diritti, protestavano. Quanto al Sindaco, Lara Ghiglione ipotizza che non abbia capito bene la frase. Ci auguriamo sia così, ma delle scuse anche da parte sua sarebbero gradite.

Advertisements