La fotografa Beatrice Orsini venerdì 4 incontra l’Associazione “Liberi di vedere”.

LA SPEZIA- Riprendono le Serate con l’Autore dell’Associazione Fotografica Liberi Di Vedere (Centro Civico Sud, Via del Canaletto 90).
Venerdì 4 ottobre sarà ospitata la fotografa e poetessa lombarda Beatrice Orsini.
Nata in provincia di Varese, dove tuttora vive con la sua famiglia, dopo studi universitari in campo umanistico, collabora in qualità di consulente per diversi Enti territoriali, che si occupano di minori e famiglia. La sua ricerca in campo artistico l’ha portata a sperimentare, inizialmente, la scrittura, con la pubblicazione nel 2018 della sua prima silloge poetica “Anche l’acqua ha sete” (Editore Controluna), per poi approdare alla fotografia.
A marzo 2019 si è svolta la sua prima personale fotografica “Metamorfosi: sguardi di donna”, presso lo spazio espositivo Studio Quadra Gallery a Domodossola. A breve un nuovo calendario di eventi espositivi che avranno luogo presso Villa Verri a Biassono (MB), all’interno del complesso della Biblioteca Civica di Saronno e presso Spazio Espositivo Sorgente Oreno a Vimercate.
Parola e immagine costituiscono mezzi espressivi e di ricerca intorno a questioni personali, strettamente legati alla dimensione del femminile.
Mezzo e non fine, la fotografia diventa un atto performativo con cui dar vita al proprio mondo interno, in un doppio registro tra lo stare dentro e lo stare fuori dalla scena: contemporaneamente sguardo ed oggetto.
Per questo motivo la fotografia di Beatrice Orsini è dominata dall’autoscatto, che serve a scavare in un intimo, per portarlo in superficie ed infine consegnarlo ad uno sguardo esterno, terzo. C’è una sorta di spoliazione e deposizione del corpo che, come nella body art, smette di appartenere al soggetto e, in un’operazione di reificazione, si trasmuta in oggetto altro.
Il corpo, spesso nudo, perde la sua connotazione prettamente erotica e si fa corpo primitivo, ancestrale, statua quasi, naturalmente falsa, alle prese in un rapporto di tensione dialogica e dialettica con altri oggetti che lo contornano.

Su un piano estetico, la ricerca si spinge verso la metafisica ed il surrealismo, che come orizzonti pervadono le composizioni fotografiche. Attraverso un lessico stratificato di oggetti quotidiani seppure abbandonati (specchi, sveglie, manichini, maschere, catini, cortecce) ed in ambientazioni in disfacimento o svuotate di ogni riferimento che le contestualizzi, si traccia da una parte una linea temporale che richiama il passare del tempo, dall’altra si introduce e si evoca una dimensione atemporale e perturbante. Non siamo più in una condizione pacificante e conosciuta: il domestico diventa straniero, enigmatico.

La serata è aperta a tutti e ad ingresso gratuito.
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