Rifiuti, i conti non tornano. Paghiamo più di tutti in Liguria (Comitato Sarzana, che botta!)

SARZANA- Non finiscono mai le sorprese che emergono dalla lettura delle “carte” ufficiali che regolamentano la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani in Liguria. L’ultima scoperta che abbiamo fatto (che i tecnici regionali e provinciali pagati da noi contribuenti conoscono e tacciono e che i politici dovrebbero conoscere) è che La Spezia, la provincia più virtuosa in Liguria nella raccolta differenziata è quella che paga i costi più alti, sebbene sia la più dotata di impianti.

La Spezia paga per il conferimento della spazzatura indifferenziata 181,5 euro a tonnellata contro i 110-120 di Genova e Savona e i 156 di Imperia.

Per l’organico paghiamo 93,5 euro a tonnellata contro i 65-85 euro delle altre province.

Ma queste – hanno detto i tecnici della Regione in sede d’inchiesta pubblica di Valutazione d’impatto ambientale – sono le previsioni del Piano. Quindi incluso il biodigestore progettato per Saliceti, di cui Genova non si dota? Qualcosa non torna.

Siamo andati a cercare qualcosa di “storico”, cioè di verificato. Nel 2018 l’Arpal regionale nell’ambito del Censimento rifiuti urbani ha prodotto i costi medi per abitante e i costi per quantità per ogni provincia, rilevati nel 2017.  Smaltire i rifiuti urbani a ogni abitante della provincia spezzina costa 305 euro l’anno. Ai genovesi 218 euro, ai savonesi 197 e agli imperiesi 244. Eppure La Spezia ha il più alto livello di raccolta differenziata e, soprattutto, ha un impianto di trattamento dell’indifferenziato a Saliceti che Genova non ha. Differenziare fa diminuire i costi, come sostiene l’assessore regionale Giacomo Giampedrone? Dai dati ufficiali non parrebbe. Sempre in base al Censimento Arpal il costo per chilogrammo nel 2017 è stato di 58 euro per la Spezia, 38 euro per Genova (capite, venti euro al chilo in meno!), 44 euro per Savona e 51 euro per Imperia.

E’ interessante notare che nel 2017 la raccolta differenziata a Genova era ferma al 41,63. La provincia della Spezia era già al 67 per cento. La previsione contenuta nell’ultimo aggiornamento del Piano, votato dal Comitato d’ambito, organo politico, non tecnico, presieduto dall’assessore Giacomo Giampedrone, è che per il 2020 la Città Metropolitana di Genova raggiunga la “straordinaria” percentuale del 50%, quando per legge dovrebbe essere al 65% già da otto anni.  Ebbene è proprio per questo fallimento della raccolta differenziata nel genovese che il capoluogo ligure si troverà a smaltire 426.000 tonnellate di rifiuti. Ne piazzerà 12.000 a Uscio, 120.000 a Vado (SV) facendo percorrere ai camion 60 chilometri, e 1000.000 alla Spezia (Saliceti), previa nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. Cosa c’è di ambientale nel far percorrere 97 chilometri a centinaia di camion di rifiuti? E se diciamo che La Spezia è una colonia di Genova e la pattumiera del levante genovese l’assessore Giampedrone si offende? Perché non apriamo un confronto per vedere come si può rimediare a questa iniqua distribuzione dei costi e dei sacrifici?

P.S. : Ancora una volta le cifre non sono elaborazioni del Comitato Sarzana, che botta!, come qualcuno vuol far credere, ma sono tratte dai documenti ufficiali, cioè dal Piano d’ambito regionale e dai suoi aggiornamenti per “l’emergenza” Genova, legata non al crollo del Ponte Morandi, ma all’assoluta assenza di impianti di trasformazione dei quali non esistono neppure una bozza di progetti.

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