Massimo Baldino: “Miglio blu? Chiamiamolo piuttosto Miglio d’oro”.

LA SPEZIA- Quasi 5 milioni per una pista ciclabile, peraltro pericolosa in quanto abbandonerebbe i ciclisti, verosimilmente turisti, nel bel mezzo di una strada trafficata. L’ennesimo moncone di pista disaccordata dagli altri segmenti come quella sopraelevata di Viale San Bartolomeo costata un sacco di soldi e poco o nulla utilizzata perché bisognerebbe essere Gimondi per percorrerla .
L’ennesimo insulto ai cittadini spezzini privati di tutto, ospedale compreso, ma che vedono transitare sulle loro teste copiosi finanziamenti, quando della regione, quando dell’europa e tutti regolarmente sprecati per riempire la città di opere inutili o strategicamente irrilevanti quali “fontane nel golfo”, “piazze sospese” (invece di sistemare quelle già esistenti) e ora i “migli blu” forse in omaggio al famoso film il Miglio verde dove venivano giustiziati i condannati a morte, ma non mi risulta ci fossero politici spendaccioni.
Questa amministrazione è partita dagli inutili Red carpet, tanto contestati ma che almeno costavano poco per arrivare a buttar via quasi dieci milioni di euro in opere come queste.
Dunque che almeno si chiarisca cui prodest.
Un omaggio ai cantieri…una volta si sarebbe detto una marchetta ?
Davvero si crede che quell’ennesimo “moncone” di pista ciclabile rappresenti la chiave di volta per risolvere i tanti problemi in cui versano i quartieri del levante ?
Insomma si dia una spiegazione invece di tenere il progetto sottotraccia per tutto questo tempo, visto che anche per questa ennesima opera dell’ingegno non si è scelto le commissioni consigliari per la propria illustrazione e discussione, ma come sempre la si è tenuta chiusa e deliberata nelle segrete stanze della giunta comunale, dove peraltro al momento della decisione risultavano assenti ben 4 assessori su 9 (escludendo il sindaco).
Quel che è certo, o quasi certo è che per realizzare questa costosissima pista giocattolo Spezia perderà i suoi storici alberi di Viale San Bartolomeo che erano lì da prima della guerra e che rappresentavano l’ultima testimonianza dei nostri antichi stabilimenti balneari, già a suo tempo sacrificati, ma almeno quelli per dare lavoro agli spezzini e non per farli sgambettare in bicicletta col rischio di rompersi l’osso del collo.
Per la verità nella delibera alla voce alberi si precisa che si studierebbe la “Realizzazione di sistemi anti radice” ma lo dico per esperienza maturata in molte altre circostanze, sappiamo bene come vanno a finire queste cose e quindi credo più alla seconda parte indicata in voce cioè “oppure abbattimento dei 45 pini esistenti e ripiantumazione”.
Ecco anche sulla ripiantumazione avanzo seri dubbi, se penso a scalinata Cernaia dove al posto delle storiche sophore MASSACRATE DA ANNI DI LAVORI BASATI SU PROGETTI INADATTI si è ripiantumato insulse acacie di nessun pregio e nessun interesse paesaggistico. Per non parlare di Gaggiola rasa a zero sempre adducendo la scusa delle solite radici pericolose che infatti, sono ancora al loro posto al contrario degli alberi che mi ci gioco la testa al momento della ripiantumazione non saranno pini ma alberi di Giuda. Come chi mente ai cittadini.
Personalmente mi auguro che gli ambientalisti rappresentati non tanto e non solo dal sottoscritto in consiglio comunale, ma ancor di più dalle associazioni di Legambiente e Italia Nostra facciano sentire forte e chiaro il proprio dissenso e la propria contestazione verso questa ennesimo scempio ambientale ed economico. Un dissenso rispetto a Piazza Verdi moltiplicato per quattro visto che gli alberi sacrificati per rendere omaggio a Buren erano dodici e ora per il miglio blu saranno 45.

Massimo Baldino Caratozzolo (capogruppo “Per la nostra città con Guerri)

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