Un libro? Perché no. “La letteratura nazista in America”, di Roberto Bolaño. Recensione a cura di Annalisa Serafini

Roberto Bolaño è uno dei più affermati scrittori cileni, rappresentante della narrativa ispano-americana che così tanto ha dato al mondo artistico e letterario. E che ancora non finisce di stupire e di dare alle stampe capolavori assoluti.
Bolaño nasce nel 1953 a Santiago del Cile, come molti suoi connazionali soffre il colpo di stato militare del 1973 di Pinochet e per sfuggire al terrore lascia il suo paese, per il Messico e la Spagna, dove muore prematuramente giovanissimo nel 2003 a Barcellona.
Questo romanzo, ma è forse sbagliato catalogarlo così, è un enigma e una illusione. Componenti queste tipiche del mondo ispano-americano, a partire da “Cent’anni di solitudine in poi”.
Bolaño passa in rassegna con nomi, date, luoghi, libri e ogni riferimento gli scrittori nazisti che per immigrazione clandestina dopo la fine della guerra o per simpatie con i dittatori locali, hanno scritto testi di elogio ed appoggio al nazismo.
Ma attento lettore! Mano a mano che si va avanti nella lettura ci accorgeremo che qualcosa non torna.
A poco a poco capiamo, in una sorta di vertigine, che nessuno di questi scrittori, poetesse, movimenti letterari, è mai esistito, e che Bolaño sta costruendo sotto i nostri occhi un inquietante universo parallelo: del tutto plausibile e del tutto immaginario.
Ma non irreale.
È allora che cominciamo a stare al gioco, e ad abbandonarci al flusso inarrestabile di quello che non è solo uno scoppiettante, geniale divertissement letterario, ma soprattutto un susseguirsi di storie aberranti e al contempo esilaranti, e una galleria di mostri, spesso tremendamente comici. Così, difficilmente ci dimenticheremo di Carlos Hevia (Mon­tevideo, 1940-2006), autore, fra l’al­tro, del “Premio di Giasone”, «favola allegorica nella quale la vita sulla Terra sarebbe il risultato di un concorso televisivo intergalattico fallito».
Oppure di Jim O’Bannon (Macon, 1940-Los Angeles, 1996), il quale «conservò fino alla fine il disprezzo per gli ebrei e gli omosessuali; i negri cominciava pian piano ad accettarli quando lo raggiunse la morte».
Un libro incredibile ed originale, che solo un autore proveniente dal continente americano del Sud saprebbe scrivere.
Buona lettura!
Annalisa Serafini
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