Vicenda di Maria Teresa, Marco Furletti (UIL): “Iren ha speso 60.000 euro di soldi pubblici per una questione di principio”.

LA SPEZIA- Lo scorso 18 luglio si è definitivamente conclusa la vicenda di Maria Teresa, la lavoratrice licenziata da Iren dopo che l’Assessore Casati (nelle vesti di dipendente Acam) l’aveva segnalata per l’errato conferimento di alcune casse di frutta.

La lavoratrice, “distrutta psicologicamente dalla lunga battaglia contro il colosso Iren“, come sottolinea Marco Furletti, UILTrasporti, “ha accettato di firmare una conciliazione e noi abbiamo accettato la sua decisione. Dal punto di vista giudiziario non c’è più nulla da fare, ma come Sindacato vogliamo esprimere tutto il nostro sdegno per questa risoluzione. Era stato chiesto, durante il ricorso contro il licenziamento, una soluzione conciliativa di buon senso: riconoscere sì la prima sentenza, ma riattivare un percorso lavorativo per Maria Teresa, soggetto alle nuove regole (Jobs act) e con qualche tutela in meno per la lavoratrice. Questa poteva essere una soluzione di equilibrio. Invece, nonostante l’intervento a livello nazionale, Iren non ha mostrato la minima volontà di recepire questo tipo di proposta”. Per una questione di principio” continua FurlettiIren ha preferito spendere 60.000 euro di denaro dei cittadini, tra mensilità versate alla lavoratrice (26) e spese legali, anziché rimettere in azienda una persona che ha avuto grossi problemi di salute e ha il marito disoccupato. Non c’è stato alcun tipo di attenzione dal punto di vista umano”. Non è stato solo questo, a provocare indignazione. “Infatti Iren“, dichiara ancora Furlettiha chiesto di inserire la clausola di riservatezza nell’atto di conciliazione, ossia che la lavoratrice non divulgasse ciò che era stato detto. Questa clausola, secondo Iren, doveva essere estesa anche a legale, testimoni e a noi sindacalisti. Loro avevano tutto l’interesse che la cosa non diventasse di dominio pubblico”. 

A seguito della diffusione della notizia del presidio, l’azienda ha diramato una nota in cui dichiara di aver rispettato la legge. “Nessuno lo mette in dubbio” dice Furlettie d’altra parte è stata la lavoratrice stessa a volere una conciliazione, ma vorrei sottolineare che lei è stata presa per sfinimento, è una persona che ha avuto e ha dei problemi e non reggeva più da un punto di vista psicologico“. C’è poi spazio per un commento sugli altri Sindacati: “Non tutti i Sindacati hanno compreso a fondo l’importanza di questa vicenda, soprattutto di questo precedente che si è creato all’interno dell’azienda e non solo, ma è un evento che potrebbe avere ripercussioni sull’intero mondo lavorativo”. 

Dopo questo fatto, ci sarebbe da chiedersi com’è l’umore dei colleghi di Maria Teresa e alla domanda risponde Paolo Sordi, delegato sindacale e Agente ambientale, che dichiara: “La situazione è pesante e c’è un clima di preoccupazione. I lavoratori ricevono lettere di richiamo immediate se per caso commettono piccoli errori, se per esempio saltano il ritiro di due cassonetti perché non sono stati esposti in tempo, ma non sappiamo se questi richiami vengano fatti anche ai piani alti se ci sono errori. Da parte di Iren c’è una grande arroganza politica e questo i cittadini spezzini lo devono sapere. In Toscana, dove io ho fatto l’amministratore pubblico per anni, le aziende pubbliche non si pongono in questo modo, la responsabilità qui è anche di chi amministra”. 

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