Un libro? Perché no. “Splendori e miserie del gioco del calcio”, di Eduardo Galeano. Recensione a cura di Annalisa Serafini

Chi meglio degli scrittori sudamericani sanno raccontare e narrare il gioco del calcio?
Continente dove il calcio è più che uno sport, è una identità collettiva, un modo di vivere e stare insieme, di compartire gioie e lacrime insieme allo stadio, tutti dai bimbi col passeggino agli anziani novantenni.
Galeano, famoso scrittore uruguaiano, nato a Montevideo, la capitale del paese, morto solo pochi anni fa, ci racconta questo sport, come solo un sudamericano può “sentire” sulla propria pelle, nel suo sangue, nel suo cuore.
Come la maggior parte dei sudamericani, anche Eduardo Galeano sognava, da bambino, di diventare un grande calciatore e la fama conquistata come scrittore non l’ha guarito dal rimpianto di essere stato «il peggior scarpone » mai comparso sui campetti del suo Paese.
La passione, però, è rimasta intatta: non potendola esprimere con i piedi, si è rassegnato a farlo con la penna. Questi racconti, ricordi e appunti, aggiornati fino agli ultimi anni, (lo scrittore è morto nel 2018) sono la celebrazione del mondo che gira intorno al pallone, dei suoi protagonisti di ieri e di oggi: i tifosi in eterno pellegrinaggio verso lo stadio; Pelé esultante per il suo millesimo gol al Maracaná; il portiere che, con un solo errore, perde il campionato.
Maradona che, con due gol inflitti all’Inghilterra, di cui uno di mano, vendica l’orgoglio argentino ferito a morte alle Malvine, per gli inglesi le Isole Falkland, dove ci fu una guerra per il loro possesso ai tempi del Governo di Margaret Thacher. Galeano non nasconde gli aspetti meno luminosi di uno sport che è anche un lucroso affare.
Tuttavia, come accade agli innamorati, le irrimediabili miserie non diminuiscono, al suo sguardo, lo splendore di questo gioco, che è festa per gli occhi dello spettatore e allegria delle gambe che sfidano la palla. Fenomeno sorprendente, che ha il potere di avvicinare le sensibilità più diverse, soffocare la ragione e riunire sotto la stessa bandiera uomini in lotta fra loro. Come quando gioca la nazionale e, come per magia, «si ferma il respiro del Paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo».
Buona lettura!
Annalisa Serafini
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