Picchiata più volte, da tre anni attende il decreto di allontanamento per l’ex compagno violento

LA SPEZIA – Che si tratti solo delle pastoie della burocrazia, ormai, è una favola a cui fa fatica a credere chiunque. Di certo e da tempo, non ci crede più lei, giovane donna di origine extracomunitaria, in Italia da quando era bambina, perfettamente in regola con il permesso di soggiorno,  che per cinque anni ha subito feroci violenze fisiche dal compagno,  suo connazionale, noto alle forze dell’ordine per essere irregolare dal punto di vista dell’immigrazione e soprattutto per essere uno spacciatore più volte tratto in arresto.

La giovane donna che dal compagno ha avuto tre bambini e che aveva da tempo un lavoro regolare nel comune in provincia di La Spezia dove risiedeva, ha provveduto a fare denuncia nei confronti del compagno. E’ stata poi  affidata  ai percorsi di protezione messi a disposizione dai servizi sociali, che l’hanno spostata in un altra città, ma che dopo tre anni  non sono ancora riusciti a farle ottenere un decreto di allontanamento per l’ex compagno che tuttora la minaccia in continuazione per farle ritirare le denunce.

Figura minuta, bellissimi occhi che non celano le troppe sofferenze subite, mi racconta la sua storia con estrema lucidità e qualche lacrima:

“Mi picchiava duramente. Ho delle grosse cicatrici su una gamba e sulla schiena. A volte usava anche il coltello. Tutte le volte finivo in ospedale e mi facevano il referto dell’aggressione ma per tanto tempo io non ho voluto denunciarlo. All’inizio lui non era così violento. Lo è diventato dopo. E’ la sua mentalità, la cultura del mondo in cui è cresciuto. E’ venuto in Italia ma non ha mai lavorato. Ha cominciato a frequentare persone poco raccomandabili e poi a bere e a spacciare e così ha cominciato a picchiarmi. L’ultima aggressione fisica risale a tre anni fa. Alla fine mi sono convinta, grazie all’aiuto di diversi poliziotti che sono diventati miei amici, a denunciarlo e da allora aspetto che gli impongano il divieto di avvicinarsi a me  e ai miei figli, ma non succede nulla. Io sono stata spostata dalla mia casa, dove pagavo io l’affitto e che adesso è abitata da lui e dalla sua nuova moglie, io non posso muovermi liberamente e neppure andare a trovare mia madre nel mio paese perché sono inserita nel programma di protezione mentre lui, che è un delinquente, vive liberamente e può fare quello che vuole. Questa è un’ingiustizia enorme. Se questo è quello che spetta alle donne picchiate che finalmente trovano il coraggio di denunciare, nessuna lo farà più.”

La situazione della giovane donna è precipitata negli ultimi mesi perché ha scoperto di avere un tumore al seno e di dover affrontare un percorso di operazione e di chemioterapia che le renderà ancor più difficile mandare avanti la sua famiglia.

“ Ho chiamato mia madre che ha detto che verrà ad aiutarmi. So che presto avrò meno forze anche per combattere questa battaglia contro il mio ex. Lui continua a chiamarmi e a fare minacce. Mi ha perfino offerto dei soldi perché ritirassi tutte le denunce che gli ho fatto ma io non li ho accettati. Credo ancora che la giustizia debba fare il suo corso ma questa situazione è inspiegabile e insostenibile. Tre anni in attesa di un provvedimento restrittivo per una persona carica di reati. Io non mi sento tutelata e a questo punto penso anche che forse in tutta questa situazione ci possa essere qualcuno che stia guadagnando. Sono arrivata al punto di pentirmi amaramente di averlo denunciato. Per la denuncia mi hanno tenuta in caserma quasi sei ore e lui che ne fa di tutti i colori non ci è stato nemmeno un minuto. Lui è libero fa la bella vita concedendosi tutti i lussi e non ha alcun problema.

Non ho fatto niente di male e non voglio avere paura. Ho fatto cinque denunce contro di lui ma non ho avuto alcun aiuto. Sto perdendo la mia vita e i miei bambini hanno bisogno di me. Non ho ammazzato nessuno, sono sempre stata onesta e corretta, non mi sono mai drogata, né ho imbrogliato o danneggiato nessuno, ho fatto di tutto per seguire la legge in questo caso in cui io sono la vittima e adesso sono al limite della sopportazione. Non è giusto, non è così la giustizia.”.

Si asciuga le lacrime mentre mi spiega che la scelta di rivolgersi alla stampa è nata propria dall’ultima speranza di far sentire la sua voce e di ottenere quel provvedimento  dal tribunale di La Spezia, dove sono state depositate le denunce, che metta al sicuro lei e finalmente inchiodi lui che è il suo persecutore. “ Va tutto alla rovescia.” Dice mentre mi saluta. Non so dirle che non è così.

VINICIA TESCONI

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