Il Comitato Sarzana, che botta! spiega perché ha aderito all’incontro sul Biodigestore

SARZANA- Abbiamo deciso come Comitato Sarzana, che botta! di partecipare al convegno in programma a Ponzano Magra mercoledì alle 20,30 e di sostenere la battaglia contro il progetto di biodigestore a Saliceti per motivi tecnici, scientifici e perché La Spezia non sia pattumiera del ricco Tigullio e sia padrona a casa sua.

E’ falso che col biodigestore si chiude il ciclo dei rifiuti.

Noi siamo per il Sì alla chiusura del ciclo dei rifiuti. Quindi riteniamo gli impianti assolutamente necessari. Se davvero chiudono il ciclo, cioè se consentono il totale riciclo dei materiali scartati. Quello progettato da RE.COS. per Saliceti non chiude il ciclo: ha bisogno di un impianto di smaltimento, di un depuratore di servizio.

Tutti gli impianti industriali presentano rischi: vanno valutati prima di decidere.

 Dallo studio della documentazione degli incidenti in Germania non si possono tacere i rischi di perdite di percolato nella movimentazione e nello stoccaggio, di dispersione di batteri pericolosi. Né sono rari i rischi di esplosioni. In questa tipologia di impianti quello che soprattutto ci preoccupa sono gli sversamenti della frazione liquida del digestato, che è uno dei guasti più frequenti. Per minimizzare i rischi bisogna realizzare impianti su terreni poco drenanti, lontani da falde acquifere e possibilmente integrati con un depuratore in grado di smaltire l’ammoniaca. Saliceti è tutto il contrario: vicino alla falda che alimenta i pozzi di Fornola e lontano dal depuratore.

I biodigestori sono “impianti di servizio”. Devono servire alla comunità che paga la Tari La comunità spezzina paga, profumatamente, la società di Iren per smaltire l’organico. La collettività spezzina deve smaltire 25 mila tonnellate di organico l’anno. Progettare un impianto da oltre 60 mila tonnellate, espandibili, obbedisce a una logica di profitto che scarica tutti i rischi , crescenti con le dimensioni dell’impianto, sulla comunità che paga la Tari. E’ inaccettabile. Interessi della comunità e del privato vanno bilanciati

Tutto il Piano della Liguria è ispirato a una logica di superprofitti d’azienda.

Sommando la capacità di tutti gli impianti previsti da Ventimiglia a Saliceti scopriamo che hanno una potenzialità di 370 mila tonnellate quando le quantità da smaltire in Liguria sommano a 180 mila tonnellate. Insomma Iren importerà da altre regioni trattando i siti più sfortunati della Liguria come cestini delle varie tipologie di rifiuto.

Saliceti dà già alla causa della Regione con l’impianto per la produzione di CSS. I Comuni (e i cittadini) di Santo Stefano e Vezzano hanno già dato.

E’ inaccettabile che La Spezia, la provincia più virtuosa della Liguria nella raccolta differenziata, diventi la pattumiera del Tigullio e di tutto il Levante ligure. Ed è vergognoso che questa scelta di risparmiare alle narici dei danarosi abitanti del ricco Tigullio il disagio di puzze, smog e rischi d’inquinamenti batteriologici venga da un assessore regionale all’ambiente eletto nella nostra provincia, anzi nella nostra vallata.

Una motivazione egoistica da sarzanesi: i pericoli per la falda acquifera che troppi sindaci, compresa Cristina Ponzanelli, stanno sottovalutando.

E infine la fedeltà al principio di legalità: qui si vuole raggirare la legge sulla VAS, trattare il Consiglio provinciale come organo suddito le cui deliberazioni valgono zero. Contiamo che la politica locale abbia un sussulto di dignità verso Genova, ancora una volta matrigna.

 Il direttivo del Comitato Sarzana, che botta!

Advertisements