Un libro? Perché no. “La fabbrica degli ignoranti: la disfatta della scuola italiana”, di Giovanni Floris. Recensione a cura di Annalisa Serafini.

Tempo di fine scuola: tempo di esami, voti, scrutini, la maturità da preparare, i compiti per le vacanze e le dita incrociate sperando di non dover studiare in estate.
Insomma il solito copione, già perché la scuola italiana sembra ferma da secoli.
Se pensiamo che nella classifica OCSE dei 30 paesi più industrializzati, l’Italia appare solo al 28° posto.
In questo libro il celebre giornalista esamina scuole, università ed il ruolo di genitori ed insegnanti. E per tutti lancia il suo giudizio, senza remore o falso buonismo.
Idea centrale del libro è che la SCUOLA DI MASSA ha fallito, si è prodotto un falso accesso di tutto a tutti, ma si è indebolito la preparazione, producendo aule-pollaio di 30 studenti, con un livello di istruzione troppo basso quasi da semi-analfabeti.
Il manager strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l’avvocato che scrive “l’addove”, il politico secondo cui Darfùr è il dialetto per dire “sbrigati”. La nostra classe dirigente è composta da mostri? Non proprio.
La ben più dura realtà è che non sono più ignoranti della media, cioè di noi. Questo clamoroso fallimento culturale ha un colpevole: la scuola.
Per ogni persona che non capisce o non si fa capire c’è infatti un professore senza prospettive, un laboratorio senza apparecchiature, un preside senza portafoglio e una sfilza di ministri che hanno accumulato una sull’altra riforme sempre più inutili. Hanno alzato l’età dell’obbligo. Hanno cambiato l’ordinamento universitario raddoppiando il numero di esami. Hanno parificato le scuole pubbliche e private. Hanno tagliato i fondi e sono riusciti ad aumentare gli sprechi. Hanno discusso (ma non risolto) il problema del bullismo, dell’integrazione etnica, degli stipendi inadeguati degli insegnanti, dell’inefficienza cronica, dei programmi arretrati. Anni di commissioni, dibattiti, analisi, riforme e controriforme e il risultato è sempre lo stesso: la scuola italiana fa acqua da tutte le parti, sforna solo disoccupati, per di più preparati male, e i cervelli fuggono all’estero.
Non può pretendere di avere un futuro un Paese in cui non si rispetta l’istituzione che forma i cittadini. In cui si guadagna meno a insegnare che a pulire i pavimenti, e i bravi docenti vengono ricompensati con carriere immobili.
Un libro che fa riflettere e che sforna numeri e dati da cui emergono i veri danni prodotti dalla scuola e che vediamo ogni giorno sotto gli occhi di tutti: giovani attaccati ai cellulari, adulti che non sanno scrivere in una corretta sintassi un post sui social media e un popolo italiano sempre più lontano dai libri e dai giornali.
In tempi di fine scuola, questo libro ci offre molto su cui riflettere e pensare. Perché si dice scuola, ma si legge società!
Buona lettura!
Annalisa Serafini
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