Comitato No Biodigestore Saliceti: “Raccontiamo tutte le nostre iniziative”.

SANTO STEFANO MAGRA- Riceviamo e pubblichiamo dal Comitato No Biodigestore Saliceti.

Abbiamo ascoltato le voci di alcuni cittadini che lamentano di non avere sufficienti informazioni al riguardo della questione “biodigestore“. Riteniamo giusto dunque dare  conto delle iniziative che il “Comitato no biodigestore a Saliceti” ha  attuato nel passato e ciò che intende fare nel futuro. Puntualizziamo però le nostre posizioni che rimangono quelle  che sono state enunciate fin dagli inizi. Diciamo NO al digestore anaerobico a Saliceti perché il nostro territorio ha contribuito a dismisura allo sviluppo delle aree retroportuali non ricevendo in cambio adeguate risposte né in termini di tutela ambientale, né in termini di risorse. Tralasciamo volutamente quelle di tipo  economico perché nessuna risposta economica potrà mai ripagare i danni cagionati all’ambiente e alla salute e troppo spesso dietro al paravento dell’indennizzo economico o dei posti di lavoro (tra l’altro esigui nel caso degli impianti di biodigestione) si è proceduto spietatamente alla svendita del territorio. Non dimentichiamo poi che stiamo già dando un contributo consistente alla chiusura del ciclo dei rifiuti con l’impianto TMB di Saliceti che tratta oltre 100.000 tonnellate di indifferenziato proveniente anche da fuori provincia. Il sito individuato è inidoneo per un impianto di biodigestione anaerobica per le criticità che permangono in termini di possibili inquinamenti delle acque del fiume Magra e di fenomeni sismici, che sono tra le più gravi preoccupazioni che un tale impianto ci causa. Questo tipo di tecnologia non dà alcuna garanzia in termini di sicurezza e perciò ci appelliamo al “principio di precauzione”. Dunque la posizione del comitato è e rimane quella di dire un categorico NO, sia a tecnologie alternative impattanti per la salute e per l’ambiente, sia al sito.
Detto quanto sopra esposto elenchiamo le iniziative intraprese dal “Comitato no biodigestore  a Saliceti” al fine  di comunicarle a quanti più cittadini possibile:
1) informiamo quasi  quotidianamente attraverso la nostra pagina Facebook;
2) abbiamo cercato di fare rete con i comitati e associazioni presenti sul nostro territorio. Molti hanno condiviso in toto le nostre posizioni, mentre altri solo parzialmente;
3) abbiamo dato voce alle dolorose testimonianze di chi convive  malissimo nelle vicinanze di tali impianti;
4) abbiamo messo in campo fior di  professionisti seri e preparati, nonché  docenti universitari, che ci hanno dato informazioni importanti e preziose circa la morfologia del territorio e sulle  incomplete o mancate applicazioni delle leggi che regolamentano il ciclo dei rifiuti;
5) abbiamo incontrato enti pubblici, come comuni, Parco Montemarcello-Magra, Asl e altri sono in programma nei prossimi giorni;
6) abbiamo tappezzato l’intero territorio con circa 200 lenzuolate allo scopo di sensibilizzare la pubblica opinione;
7) abbiamo fatto volantinaggio casa per casa per informare capillarmente il maggior numero di persone possibili;
Altre iniziative importanti le stiamo preparando per l’immediato futuro chiedendo il supporto di stimati esperti a livello nazionale;
8) ci è stata data la possibilità di leggere e protocollare un comunicato in sede di consiglio comunale straordinario nel quale ribadiamo chiaramente le nostre posizioni e di questo ringraziamo il sindaco e l’amministrazione che ci hanno dato questa opportunità. Inoltre prossimamente verremo ascoltati in audizione sia in Provincia che in Regione e in contemporanea ci faremo sentire sui territori;
9) è bene chiarire che, a differenza di quanto qualcuno asserisce, la tecnologia dei digestori non chiude affatto il ciclo dei rifiuti ma ne produce semmai di altri altrettanto pericolosi, quali ammendanti inquinanti, fanghi residui, emissioni in atmosfera di batteri termoresistenti e odori nauseanti. Oltre a ciò questi impianti comportano rischio esplosione e rischio incendio. Si sono già registrati incidenti riportati dalla cronaca locale e straniera, principalmente tedesca, con morti e feriti. In ultimo c’è il rischio contaminazione terreni da compost non idoneo e il rischio concreto che i campi vengano, in alcuni casi, usati come vere proprie discariche per fanghi, come fatti della cronaca recente dimostrano.
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