Biodigestore, il Comitato Sarzana, che botta! scrive al sindaco Ponzanelli: “Rischi anche per i sarzanesi”.

SARZANA- Come sicuramente sarà già di Sua conoscenza la Regione Liguria vede nella realizzazione di un Biodigestore da 60.000 Tonn/anno per il trattamento della frazione organica dei i rifiuti della nostra provincia, di una parte di quelli di Genova e dell’intero Tigullio nell’area ecologica di Saliceti presentato dalla società Recos/Iren..
In queste ultime settimane sia la stampa locale che le associazioni dei cittadini stanno approfondendo l’esame del progetto e cercano di valutare impatti e rischi sul territorio. Si sono associate a queste valutazioni anche le amministrazioni di Vezzano Ligure e Santo Stefano, comuni direttamente interessati, esprimendo forti e motivate riserve sulla scelta.
Un’approfondita indagine sugli incidenti che si sono verificati in questo tipo d’impianti ha consentito anche a codesto Comitato di raccogliere un’ampia letteratura, estesa anche agli impianti operativi in Germania, che attesta i rischi non trascurabili anche se realizzati con la tecnologia tedesca più evoluta. E’ un quadro allarmante che non poteva essere noto nel 2003, quando fu redatto il Piano provinciale dei rifiuti.
Ci riserviamo di mettere a disposizione la ricerca.
Oggi possiamo avere coscienza che un biodigestore a Saliceti rischia di avere un impatto non trascurabile anche per i sarzanesi e gli altri abitanti della Vallata: il sito scelto sorge in zona sismica, su un terreno di tipo alluvionale ad alta permeabilità e le sorgenti che alimentano i pozzi, a cui attingono gli impianti idrici della nostra città non sono così lontane da essere immuni da qualsiasi incidente di sversamento. Dunque se le puzze possono non riguardarci, i rischi per l’acqua potabile ci chiamano in causa. E chiamano in causa il sindaco, prima autorità sanitaria comunale.

Per quanto sopra si richiede che l’amministrazione di Sarzana approfondisca la questione, apra un confronto con i consiglieri comunali e con i cittadini, fornendo un’ampia informazione non limitata alle tesi della società Recos, ma fondata soprattutto su contributi qualificati scevri da interessi privati, al fine di esprimere un proprio orientamento alla Provincia e alla Regione.
A scanso di equivoci chiariamo subito che codesto Comitato è favorevole alla chiusura del ciclo dei rifiuti, ma è intransigente sulla riduzione dei rischi per i cittadini e per l’ambiente e sul principio che l’interesse pubblico viene prima dei calcoli di profitto di una società privata.

Restiamo in attesa di una risposta, confidando in un accoglimento della nostra istanza.

Cordiali saluti

Roberta Mosti – presidente

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