Libreria LIBeRI TUTTI, due presentazioni venerdì e sabato.

LA SPEZIA- Venerdì 31 maggio ore 18.30: presentazione del libro L’imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia di Marco Brando (Tessere).

Li porta bene sulle spalle i suoi 8 secoli l’imperatore normanno-svevo Federico II (Jesi, 1194 – Castel Fiorentino, 1250). Adorato in Puglia, dove è assurto a idolo per dar nobiltà alle radici di quella regione, fino a essere trasformato in un marchio commerciale buono per tutti gli usi, come un alias di Che Guevara o Marilyn Monroe da stampare su magliette e gadget. Nel resto del Sud d’Italia viene onorato, come rivela il nome della celebre Università di Napoli, ma molto più blandamente rispetto alla Puglia; è detestato, per contrapposizione, nel Settentrione, che si è
autodefinito padano-leghista, e in Liguria è ancora il nemico contro il quale ha combattuto la Repubblica di Genova. E, ancora, è quasi completamente ignorato dalla gente comune nell’area di cultura germanica (persino nella sua Svevia, terra degli avi tedeschi Enrico VI e Federico Barbarossa), dove miti, archetipi e simboli sono stati
collezionati a dismisura. Che ne è infine di lui in quei Paesi arabi nei quali fu protagonista della cosiddetta “crociata pacifica”? Resta un nemico, sostengono alcuni media islamici; insomma,uno dei tanti “predatori” di una Terra santa lacerata ancora oggi.

A indagare sugli usi, i riusi e gli abusi che della sua immagine si è fatto – a seconda delle stagioni, della collocazione geografica, delle mire politiche – è Marco Brando, un cronista prestato al mestiere di storico, che dei ferri di questa disciplina si è qui rigorosamente servito.
Con lui ne parlerà Enrica Salvatori, storica del Medioevo. Il dibattito sarà coordinato da Gian Paolo Ragnoli.

Sabato 1 giugno ore 18:00 presentazione del libro Febbre di Jonathan Bazzi (Fandango editore). Evento a cura di RAOT. Dialoga con l’autore Valentina Bianchini.

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa
di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel
tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si
muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso. Un libro spiazzante, sincero e brutale, che costringerà le nostre emozioni a un coming out nei confronti della storia eccezionale di un ragazzo come tanti. Un
esordio letterario atteso e potente.

Advertisements