Un libro? Perché no. “Lettera a un razzista del terzo millennio”, di Luigi Ciotti. Recensione a cura di Annalisa Serafini

È un piccolo ma importante libro quello che vi presento oggi.
Appena uscito in libreria, questo piccolo libro di circa 60 pagine, in formato tascabile, redatto in brevi capitoli, sotto forma di lettera. È un libro che si legge in mezz’ora, scritto ad un pubblico giovanile e non, da un prete, da sempre impegnato nelle battaglie civili e sociali del nostro paese, dalle mafie alla corruzione al razzismo.
E proprio questo volume è qui a ricordarci le forme che il razzismo prende nell’era di Internet, dei media digitali e della globalizzazione: ovvero nel terzo millennio.
Già perché il seme del razzismo, spiega l’autore, è nato con l’uomo, è un chiodo fisso nella sua mente, ma ha la potenza di sapersi riproporre in forme nuove ed originali in ogni secolo e in ogni periodo storico.
Don Ciotti invita tutti a riflettere sulle forme che oggi prende questo fenomeno: come un torrente carsico riesce ad emergere in ogni occasione, soprattutto nei tempi di crisi economica, sociale e politica, quando le persone si chiudono nei loro gusci identitari…insomma il periodo storico che viviamo adesso.
Chi è oggi un razzista? E cosa è oggi il razzismo?
L’autore lo spiega con la massima semplicità ed attenzione, anche alla luce delle sue personali esperienze ed attività sociali e di impegno politico, non al servizio di questo o quel partito, ma nel senso laico e comunitario della parola.
Un razzista oggi è una persona che alza muri, che si inventa slogan o motti semplicistici, che sbandiera la propria identità vista come superiore a quella degli altri. E si “inventa” un nemico che non vuole, che forse anche non esiste, ma che per lui ha bisogno di esserci, perché il razzismo è sempre stato e sempre sarà una forma di esclusione, di un popolo, di un gruppo etnico, di chi professa un’altra religione, di chi è diverso da te, in ogni aspetto della vita, dal cibo, alla lingua, all’abbigliamento eccetera. E sempre ricorre nel razzismo la chiusura, ovvero la non capacità di guardare OLTRE, cioè oltre se stessi, la propria città o regione, le proprie idee.
Insomma un libro chiaro, semplice ma denso di idee e riflessioni su cui riflettere e pensare intensamente.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
E-mail: annalisaserafini@libero.it

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