L’arte di Luciano Mansueti al circolo “Del Santo” da venerdì 24 maggio

LA SPEZIA- Nei mesi scorsi il parroco della chiesa abbaziale di S.Maria Assunta, monsignor Ilvo Corniglia, facendosi interprete del desiderio dei familiari di Luciano Mansueti mi chiese se fosse possibile organizzare una mostra per ricordare la dedizione rivolta alla pittura dal suo assiduo collaboratore nella gestione amministrativa. La richiesta raccolse l’adesione degli organi decisionali dell’Ucai con l’inserimento dell’omaggio espositivo nella programmazione del corrente anno.

Frequentando S. Maria Assunta conoscevo Mansueti, il quale sapeva del mio impegno nella critica d’arte. Ricordo molto bene quando con particolare discrezione mi comunicò la sua inclinazione artistica, rinviando in altro momento la visione di alcune fotografie di suoi lavori. Mai avrei immaginato che qualche tempo dopo si concludesse la sua vita, che lui stesso mi segnalò gravida di problemi. La pittura, ovviamente, giovava al suo spirito ponendosi sia come momento di creatività sia di temporaneo distacco dagli impegni mai elusi della quotidianità, affrontati in ogni occasione con lodevole sacrificio.

Eccomi ad esprimere alcune considerazioni sui dipinti di Luciano, così amorevolmente raccolti dal fratello Carlo, prezioso interlocutore nella realizzazione della presente mostra.

Un elemento è comune a paesaggi, nature morte ed ai temi interpretati dal pittore con percettibile sobrietà. Si tratta del silenzio che avvolge ogni dipinto sostanzialmente realistico, tanto da elevarlo a principale protagonista di innumerevoli composizioni immerse tra uno spazio muto, metafora di non superficiali indagini interiori. Quel silenzio va accolto come un’esortazione rivolta a noi tutti a godere anche solo pochi attimi di positiva solitudine.

Ecco che la pittura con segni e colori, analogamente alla poesia con le scelte parole dei poeti, attiva colloqui non effimeri con sé stessi e con gli altri, favorendo momenti di crescita culturale e umana. Il pittore, così Luciano, ha scritto tramite le disciplinate immagini del suo variopinto repertorio un personalissimo diario parlante, capace di suscitare emozioni e di svelare il suo rapporto con la vita.

La chiarezza formale partecipe del suo inconfondibile stile, che si ripete nella diligente rappresentazione dai toni metafisici di case, alberi, fiori, vele, spiagge, cabine e di altro ancora è un’ulteriore peculiarità che si percepisce unitamente al velo di malinconia rivelatrice dell’identità della persona. I colori, inoltre, accortamente stesi sullo spazio definiscono la struttura compositiva di ogni tela che dà visibilità a scenari che, non di rado, suscitano incanto.

Con sentimenti di sincero rispetto ho avvicinato e scoperto il profilo artistico di Luciano, che ha saputo dotare la sua vita del valore della bellezza, catturata dallo sguardo propenso a non dissipare quanto di meraviglioso ci circonda.

Valerio P. Cremolini

 

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