Degustazione vini Cà du Ferrà al Bar Joy. L’arte del bere bene.

LA SPEZIA – Colazioni, pranzi veloci, ricchi aperitivi ma non solo. Il Bar Joy (Via Severino Ferrari 64) propone spesso serate con degustazioni di selezionati vini provenienti da piccoli produttori, accompagnati da gustosi stuzzichini  a base di prodotti tipici e dell’immancabile qualità che contraddistingue il locale (nella foto i gestori. Da sinistra: Marco Pantaleo, Barbara Urli, Alice Pantaleo).

Ieri sera si è  quindi svolta una degustazione di vini dell’azienda vinicola Cà du Ferrà, indubbiamente un’eccellenza del nostro levante Ligure, che pone alla base della sua filosofia rispetto per l’ambiente e coltivazione biologica. Abbiamo fatto una chiacchierata con il giovane e brillante produttore Davide Zoppi, 32 anni e una laurea in giurisprudenza, che ci ha raccontato di questa bella realtà aziendale, nata 20 anni fa dalla volontà dei suoi genitori, Alda e Antonio, che decisero di lasciare le rispettive professioni (imprenditore lui, commerciante lei) per fondare Cà du Ferrà.

D. Quando è perché hai deciso di dedicarti alla viticoltura e farne una professione?

R. Sono cresciuto a Bonassola e dopo il diploma mi sono trasferito a Milano per studiare all’Università Giurisprudenza e diritto internazionale. Avrei poi proseguito con la scuola di Magistratura, invece ho deciso di tornare in terra natale per contribuire, sempre con il senso di giustizia che mi pervadeva, al recupero territoriale.

 

D. Quali sono i progetti di Cà du Ferrà?

R. I miei genitori iniziarono vitando dei terreni totalmente incolti e questo continua ad essere uno dei nostri progetti, acquisire terreni divorati dai rovi, rivitarli donandogli nuova vita. Ad oggi Cà du Ferrà si compone di 4 ettari in 4 Comuni: Bonassola, Levanto, Vernazza e Riomaggiore, e i nostri vigneti sono certificati biologici. Da un anno abbiamo anche un apiario in vigna, 300.000 api che contribuiscono a questo ecosistema formidabile e coltiviamo more e lamponi accanto e in mezzo ai vigneti. In questi anni abbiamo fatto molto lavoro di recupero e negli ultimi 3 abbiamo vitato più di 10.000 nuove barbatelle.

Da 4 anni la nostra attenzione é volta al recupero del Ruzzese, un vitigno presente 600 anni fa nella nostra zona, antesignano dello Sciacchetrà. Una delle piu importanti certificazioni storiche della sua presenza é del 1560 e un aneddoto lega questo antico vitigno a Papa Paolo III Farnese che nella seconda metà del Cinquecento, “soleva intingere i fichi secchi nell’amabile Ruzzese”. O almeno così narra il suo stesso bottigliere, Sante Lancerio, inesauribile ricercatore di vini d’eccezione da offrire al banchetto papale. La progettualità per i prossimi anni é quella di vinificare il Ruzzese nella versione di Papa Paolo III Farnese nella versione passita, amabile e presentarlo insieme ai fichi secchi della zona, che sono ancora coltivati e vengono anch’essi riscoperti.

D. C’è un ritorno all’agricoltura e alla viticoltura da parte dei giovani?

R. Indubbiamente si e negli ultimi anni in questo settore sono stati fatti passi da gigante, sopratutto nella formazione. Oltre il 54% degli impiegati in agricoltura ha un diploma, il 24% una laurea. Molti giovani che, come me, hanno fatto altri percorsi, anche studiando all’estero, sono tornati con strumenti nuovi, moderni, ma con recupero di storicità stanno attivando delle progettualità molto interessanti.  Di questo occorre tenerne ben conto perché questo “made in Italy”, la nostra agricoltura, fortunatamente non può essere delocalizzata da nessuna parte e se noi investiamo sui territori e facciamo cose belle sui nostri paesaggi, il comparto cresce e va ad innestarsi anche con altre attività.  Occorre quindi che le politiche pubbliche siano attente e supportino l’agricoltura rispettosa e di qualità.

 

Paola Settimini

 

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