Container, non dovrebbero essere portati nel retroporto?

LA SPEZIA- Nonostante le promesse e gli impegni per evitare al massimo l’impatto ambientale sulle residenze, che esistevano già prima del Porto, si continua ad operare sulla pelle dei cittadini dei quartieri del Levante per puri conti economici mettendo sui piazzali sempre più containers in sovrapposizione sino a decine di metri di altezza.

Questo crea,di fatto,un muro vero e proprio che rimane in loco giorni e giorni senza operare e senza che vengano trasportati nel retro porto di Santo Stefano e ciò, sospettiamo, per puri calcoli economici cioè per evitare il costo del trasporto.

Una ricaduta sugli abitanti come se fossero ostaggi di un porto non rispettoso di loro in quanto cittadini e nemmeno delle regole riguardanti l’impatto ambientale che dovrebbe rispettare la qualità della vita.

Ritorniamo sull’argomento ancora una volta in quanto sullo stesso erano stati presi impegni precisi da parte dell’autorità portuale e delle istituzioni di controllo, sistematicamente ignorati con le ricadute che sono davanti a tutta la città e con gran danno per quei quartieri che si trovano vicinissimi al porto commerciale.

Noi ci chiediamo cosa intendano fare questi signori per un minimo di convivenza Porto Container-Città dopo gli impegni sottoscritti da decine di anni e mai rispettati per mitigare gli inquinamenti dannosi alla nostra salute?

Ad oggi ben poco di concreto è stato fatto e noi ci troviamo costretti, ancora una volta, a lanciare un appello all’A.P e alle istituzioni locali e regionali perché finalmente si sveglino e decidano di aprire un dialogo partecipativo con i quartieri e la città invece di chiudersi e dialogare solo con gli addetti e i portatori di interessi in particolare dell’attività portuale.

Rita Casagrande, Quartieri del Levante; Franco Arbasetti, V.A.S. Onlus

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