Un libro? Perché no. “Campi di Castiglia”, di Antonio Machado. Recensione a cura di Annalisa Serafini

Oggi voglio parlare di un libro di poesia, incontrato per caso in una rivendita di libri usati.
Ho letto alcuni di questi versi in riva a un fiume, vicino un boschetto, in campagna, e sono rimasta affascinato dalla loro luminosità: è stata un’esperienza sensoriale!
Pochi poeti hanno la maestria di Machado nel ritrarre paesaggi montani e di campagna, facendoli vivere nei propri versi come delle entità dotate di un’anima propria. La raccolta “Campi di Castiglia” ha proprio questa peculiarità, i personaggi si muovono dentro un grande scenario di monti, laghi e fiumi, dipinti con potenza e con nostalgia dal poeta.
E’ un’operazione di rievocazione costante, il fiume Duero è riconosciuto come “padre” di queste terre di Castiglia, in Spagna, in cui la vita splende con i suoi vigneti, le sue taverne, con i suoi “ grigi uliveti”, realtà fisiche, concrete, che sono le vere protagoniste di queste poesie.
Antonio Machado, uno dei poeti spagnoli più famosi, così come a livello internazionale, nasce a Siviglia nel 1875 e muore nel 1939, lasciando la Spagna in piena Guerra Civile e dei Franchisti, lui che si era opposto scegliendo un “esilio volontario” come docente di filosofia in Francia.
Ciò che più colpisce è la capacità con cui Machado evoca gli aspetti puramente sensoriali: i colori, i profumi, della terra di Castiglia – terra definita ”mistica e guerriera”- sono vividi con tutto il loro realismo, poiché la lezione del poeta spagnolo non è quella di trasfigurare simbolicamente il paesaggio, ma di riportarne la bellezza immediata, quella dei sensi. La nostalgia della propria terra, l’amore per il sole di Siviglia, colpisce il poeta come un’ubriacatura visiva.
Il 22 febbraio morì e in una tasca del suo cappotto il fratello José trovò un pezzo di carta con l’ultimo verso “Quei giorni azzurri e quel sole dell’infanzia“. La bara, coperta dalla bandiera repubblicana, venne tumulata nel cimitero della piccola cittadina francese. Tre giorni dopo morì anche la madre che venne sepolta accanto al poeta.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
Email: annalisaserafini@libero.it

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