Un libro? Perché no. “Federico Garcia Lorca Poeta a New York” a cura di Glauco Felici. Recensione di Annalisa Serafini

Oggi nella mia rubrica cambio genere letterario: si parla di poesia.
O meglio della poesia di uno dei più grandi autori contemporanei, ma anche di tutti i tempi ovvero lo spagnolo Federico Garcia Lorca.
Federico Garcia Lorca (1898-1936) si trasferisce giovanissimo a Madrid per studiare letteratura e con un gruppo di altri studenti si impegna a livello politico, in quella che è diventata famosa come la Residencia de los estudiantes. Sono gli anni di scontri e violenze, della guerra civile (1936-1939), della Spagna divisa in conservatori e innovatori. Federico non ha paura di schierarsi anzi usa la poesia come strumento di lotta politica e sociale, lui che essendo anche omosessuale dichiarato, era uno scandalo per la Spagna del tempo. Fu arrestato e fucilato dai seguaci di Francisco Franco (ancora oggi il suo corpo non è stato ritrovato), per essersi schierato nella “dos España” come fu chiamata, dalla parte “sbagliata” cioè quella del popolo, dei contadini sfruttati da nobili ed ecclesiastici, dalla parte dei comunisti, dei gitani, dei neri… insomma come tutti coloro che in quegli anni turbolenti voleva realizzare uno stato libero, moderno e democratico per la Spagna.
Nel 1928, in una conferenza tenuta agli studenti dell’università di Granada, un uomo spiegò così la natura della poesia: «La luce del poeta è la contraddizione».
Quell’uomo era il trentenne Federico esponente di spicco di quella che è stata poi chiamata la Generazione del ’27, la stella della letteratura spagnola che ha cantato i miti dell’Andalusia e i dolori devastanti della società occidentale ed industriale contemporanea.
Il libro di poesie che vi presento nasce da una borsa di studio per studenti in America nel 1929 a New York. Federico poté così osservare in presa diretta il crack della Borsa di New York nel famoso “venerdì nero”.
Appena arrivato il giovane spagnolo capí che qualcosa non andava in quel tipo di società: la società capitalistica ed industriale avrebbe degradato l’uomo rendendolo a livello di una macchina industriale per produrre merci, oggetti inutili e costosi. Una società che ti porta a vivere di corsa, una società urbana che porta l’uomo lontano dalla natura e dai valori reali dell’assenza umana, in una perpetua ricerca di soldi, lavoro e disumanizzazione.
La raccolta si compone di poesie dove in stile diretto e non letterario descrive la miseria di Harlem, l’alba triste della città e i cittadini abbruttiti e tristi nella città.
Nella famosa poesia “Aurora” così descrive il suo risveglio in questa metropoli:
”L’aurora di New York ha
quattro colonne di melma
e un uragano di nere colombe
che sguazzano nelle putride acque”.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
Email: annalisaserafini@libero.it

Advertisements