Salta l’alleanza Guerri-Baldino: il Presidente del Consiglio non lascia la maggioranza.

LA SPEZIA- Dalla vicenda Piazza Verdi che li ha visti uniti, passando per le vicissitudini all’interno della Giunta Peracchini, fino all’epilogo, una sorta di “divorzio non troppo consensuale“: così è iniziata la conferenza stampa del consigliere Massimo Baldino Caratozzolo, in uscita dalla maggioranza e in contrasto con il Presidente del Consiglio, Giulio Guerri.

Da sei mesi chiedo a Giulio di uscire, perché questa maggioranza non ci rappresenta” dice Baldino, snocciolando tutte le questioni che lo hanno visto in battaglia con la Giunta attuale: gli alberi di Cernaia e quelli di Gaggiola, Acam, Enel e infine il monumento all’amianto, senza dimenticare il caso-Asti e la discussione del bilancio in un’aula semivuota. “Abbiamo sempre votato compatti. E compatto era il gruppo, siamo sempre stati d’accordo. Siamo stati sbattuti fuori dalle chat di maggioranza, non invitati a riunioni e non consultati per gli Ordini del Giorno della maggioranza: anzi, non c’era nemmeno lo spazio, nei fogli, per una nostra firma” continua il capogruppo della lista “Per la nostra città”, che continua: “Alla nostra esclusione dalla maggioranza è mancato solo il sigillo del Sindaco“. Il consigliere ricostruisce poi gli eventi degli ultimi giorni: dalle riunioni “carbonare” alle quali hanno partecipato solo i candidati che non volevano uscire: alla prima non è stato invitato nemmeno Baldino, nel corso della seconda Guerri ha chiesto le dimissioni dal gruppo. Poi c’è stata la fuga di notizie, con una mail interna che è arrivata alla redazione di un giornale e dava già per definitive le dimissioni soltanto preannunciate, in una forzatura che ha fatto saltare la mosca al naso a quella parte di candidati che premeva per l’uscita dalla maggioranza e che sarà oggetto di indagini legali. Infine, l’ultimo colpo di scena con un comunicato, uscito poco prima della conferenza di lunedì, firmata da candidati che appoggiano la decisione di Guerri di restare in maggioranza. Decisione che desta un certo stupore, visto che, come già detto, i due consiglieri hanno sempre votato in accordo (a parte negli ultimi tempi).

Per il momento, Baldino porterà in opposizione la lista, per aprire nei prossimi giorni un percorso partecipato (come da lui richiesto più volte) che porterà candidati e simpatizzanti a votare per restare o uscire. Se vincerà la corrente del restare, allora Baldino entrerà probabilmente nel gruppo misto, ma solo dopo “democratica votazione“. D’altra parte Guerri è sempre stato un sostenitore della partecipazione e non dovrebbe aver problemi a mettersi in gioco.

La parola è passata poi a Rita Casagrande, Luigi Tartaglione, Fabio Vistori e Anna Maria Barini, candidati con Guerri alle ultime amministrative. Il loro è un coro unanime: “Abbiamo creduto in Peracchini, siamo rimasti delusi. Non vogliamo continuare a stare dentro”. Non c’è discontinuità, questa è la Giunta Federacchini” ironizza Tartaglione, che continua: “Nella chat dei candidati, gran parte dei candidati era d’accordo sull’uscita dalla maggioranza, dopo mesi di insulti. Poi, però, questa chat è stata chiusa“. Vistori dichiara di essersi sentito “ferito” perché Guerri lo ha di fatto “allontanato” dalla lista in quanto rappresentante di un partito nazionale, “Italia in Comune”. “Eppure” dice Vistoriun mese fa Guerri è voluto venire a Parma con me, a parlare con Pizzarotti, per dialogare con il partito. E ora? Cos’è cambiato?“.

L’epilogo è ancora lontano e probabilmente voleranno ancora accuse e stracci. Guerri non parla, ai suoi pare che dica che “non è il momento di uscire“, ma in tanti si chiedono: cosa farà ora? Come voterà? Continuerà a essere, come aveva preannunciato “la spina nel fianco” della Giunta Peracchini oppure si allineerà alle decisioni di un’Amministrazione che, in linea teorica, non dovrebbe rappresentarlo? E, se è vero che vuole uscire dalla maggioranza, ma “questo non è il momento“, quando sarà questo momento?

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