La Biblioteca “Mazzini” ha riaperto al pubblico.

LA SPEZIA- Ieri mattina si è tenuta la cerimonia di  riapertura della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini a seguito della conclusione dei lavori che hanno interessato la sua storica sede, Palazzo Crozza. Al taglio del nastro erano presenti il Sindaco Pierluigi Peracchini; l’Assessore ai Lavori Pubblici Luca Piaggi; il direttore dei Musei e dei Servizi Culturali Marzia Ratti; il funzionario responsabile del settore Biblioteche Roberta Correggi; l’ingegnere Claudio Canneti, direttore del Dipartimento Servizi Tecnici e Opere Pubbliche.

I lavori, terminati nei giorni scorsi, seguono e completano quelli già realizzati alcuni anni fa che hanno riguardato il restauro della facciata ed il rifacimento del tetto. Le opere eseguite in quest’ultima occasione hanno consentito l’adeguamento dell’edificio alle normative sulla sicurezza e sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Gli studenti, gli studiosi, e tutti coloro che sono interessati alle materie umanistiche e in particolare alla storia del nostro territorio, e con essi tutti i cittadini spezzini, ritroveranno un punto di riferimento culturale importante che in questi anni era loro mancato, reso più  accessibile e più sicuro.

Si potranno nuovamente consultare, ad esempio, i quotidiani e i periodici storici, locali e non, i documenti dell’Archivio Storico Comunale, oltre al prestigioso Fondo antico della Mazzini.

Sarà inoltre di nuovo disponibile in centro città uno spazio di studio ammodernato, dotato di connessione wi-fi, per i tanti utenti che ne hanno necessità.

Gli studenti, gli studiosi, e tutti coloro che sono interessati alle materie umanistiche e in particolare alla storia del nostro territorio, e con essi tutti i cittadini spezzini, ritroveranno un punto di riferimento culturale importante che in questi anni era loro mancato, reso più  accessibile e più sicuro.

Saranno di nuovo fruibili per esempio i quotidiani e i periodici storici, locali e non, i documenti dell’Archivio Storico Comunale, oltre al prestigioso Fondo antico della Mazzini.

Sarà inoltre di nuovo disponibile in centro città uno spazio di studio ammodernato, dotato di connessione wi-fi, per i tanti utenti che ne hanno necessità.

Palazzo Crozza 

L’edificio fu costruito dalla nobile famiglia Crozza, trasferitasi da Tortona (Alessandria) alla Spezia dopo il 1815. Il progetto del palazzo fu redatto dall’architetto Carlo Piaggio, secondo gli indirizzi del Piano Regolatore del 1860, e i lavori furono ultimati nel 1890. Palazzo Crozza è un edificio del tardo neoclassico ligure, con un’elegante facciata principale scandita con lesene, cornici e timpani in rilievo che si succedono a ritmo regolare e arricchita da un balcone marmoreo al piano nobile in corrispondenza del “salone da ballo” affrescato da Cesare Agretti e Annibale Brugnoli, oggi adibito a sala di lettura. Le altre facciate presentano le medesime decorazioni della principale, dipinte con effetto a rilievo e giochi d’ombre.

All’interno l’elegante e sontuoso atrio d’ingresso presenta quattro colonne con lesene alle pareti, apparentemente in marmo bianco di Carrara, in realtà realizzate in muratura, abilmente intonacate e dipinte come il vero marmo apuano. Dall’atrio un’ampia scala con gradini in marmo e ricca ringhiera in ferro battuto, si biforca su due rampe laterali fino al piano nobile. Il piano rialzato, con soffitti completamente decorati, presenta ancora i pavimenti originali; nell’ingresso sono a scacchiera a riquadri di marmo bianco Carrara e grigio bardiglio alternati; nelle sale laterali i pavimenti originali sono a mosaico gettato in opera, detto alla genovese. Il piano nobile presenta tutti i soffitti completamente affrescati dai perugini Cesare Agretti, padre del prof. Luigi e Annibale Brugnoli. Di notevole valore artistico il soffitto del vano scala (6,70 x8,50) firmato da Agretti e Brugnoli e il soffitto del salone di lettura (6,70 x8,50)  diviso in 13 scomparti geometrici e un ottagono centrale firmato dal solo Brugnoli 1891. Gli affreschi del salone di lettura sono stati restaurati nel 1981 dal pittore Tiziano Triani  di Pontremoli e le travature sono state rinforzate con imbrigliatura con tiranti nelle parti di cedimento e relativa stuccatura.

L’edificio è costituito da 4 piani: al piano rialzato e al primo piano sono collocate le sale di lettura; al piano seminterrato e al secondo piano, sottotetto, sono situati gli archivi e i vani tecnici. Nel piano sottotetto, un tempo soffitta, sono ancora presenti alcuni pavimenti originali in mattonelle esagone o quadrate di cemento a colori alternati e altri in esagonette di gres rosso d’epoca detti “di Ponzano”. Sul retro di Palazzo Crozza si trovano la “sala romana” e l’ex Museo Formentini, in origine scuderia per i cavalli, stalla, fienile e magazzini, e il cortile di collegamento; un tempo tale edificio fu sede dei “pompieri” comunali e successivamente degli uffici del Dazio. Alla fine dell’800 la Palazzina fu ceduta dalla famiglia Crozza alla Cassa di Risparmio, di cui per anni costituì la sede.

Il primo settembre 1898, la Giunta Municipale, accettando di prendersi carico della donazione di tutti i volumi raccolti dalla Società d’Incoraggiamento per l’educazione morale-industriale e di quelli pervenuti dalle soppresse librerie conventuali, dà di fatto vita alla più antica biblioteca civica presente in città, che aveva prima sede provvisoria nelle due sale al piano terra dell’antico Teatro Civico (lato via Carpenino). Il vertiginoso fenomeno di espansione che ha portato alla nascita della città industriale è già in gran parte avvenuto, e ben presto i vecchi, angusti locali di Via Carpenino sono decisamente insufficienti per sostenere la crescente frequentazione di studenti e studiosi, e per la gestione dei volumi che in breve superano i 25.000. Nel 1906 la Cassa di Risparmio affitta la palazzina al Comune della Spezia che vi trasferisce la Biblioteca Civica e il Museo, dando alle due Istituzioni una sede più comoda e più prestigiosa. Palazzo Crozza diviene proprietà comunale alla fine del 1923, con una permuta che dava alla Cassa di Risparmio l’edificio di corso Cavour, allora civico 6, di proprietà comunale, attualmente sede della banca e affacciantesi su piazza Beverini. La nascita della prima Biblioteca Civica della città vede protagonista Ubaldo Mazzini, studioso, giornalista e poeta dialettale spezzino, il quale, pur tra iniziali opposizioni, è nominato primo direttore della Biblioteca, a lui intitolata dopo la sua morte. Una lapide posta, all’interno, sopra il portone di ingresso, ricorda l’avvenimento: “A ricordare che nell’anno MDCCCCVI il Municipio Sindaco Luigi De Nobili dava alla Biblioteca ed al Museo migliore assetto e nuova sede”. 

Quasi venticinque anni durò la direzione instancabile di Mazzini, durante i quali la biblioteca si arricchì oltre che della sua donazione, dei lasciti di A. Carletti, F.Federici, L. Viale, A.Zanghini, ma soprattutto di quello, eccezionalmente consistente, del conte Sforza di Montignoso, illustre storico e letterato.
Nel 1923 la direzione passa ad un altro Ubaldo, altro eclettico, accademicamente titolato in Storia e Storia dell’Arte, insigne esperto in studi lunigianesi: Ubaldo Formentini, destinato per la sua formazione personale e per le aspettative del mondo culturale cittadino a proseguire sulla strada segnata dal suo predecessore, cui lo legava anche una lunga collaborazione. La reggenza di Formentini coincise con gli anni difficili della cultura italiana dominata dalla dittatura fascista, il cui effetto fu un ristagno delle attività. Durante la seconda Guerra Mondiale Palazzo Crozza viene miracolosamente risparmiato dagli atroci bombardamenti che colpirono la città, salvaguardando così le ricche e preziose raccolte librarie che conservava, tranne alcune migliaia di volumi sfortunatamente trasferiti nella Chiesa di San Carlo a Borghetto Vara, questa sì purtroppo bombardata.

I tesori della Biblioteca Civica “Ubaldo Mazzini”. 

Nel secondo dopoguerra, in parallelo con la ricostruzione della città, ci si adopera per restaurare, riordinare e rendere nuovamente accessibile il ragguardevole patrimonio librario. Gli sforzi valgono a non vanificare l’ammirevole impegno dei primi due Direttori, e a dotare la Biblioteca, nata sui nuclei di donazioni private, delle opere di consultazione generale che costituiscono l’ossatura di un patrimonio umanistico progressivamente accresciuto e le disponibilità di base di una struttura moderna e funzionale. Alla direzione subentrano il prof. Carlo Tivegna e successivamente il dr. Ferruccio Battolini. Dopo l’insufficiente impulso determinato dal “servizio nazionale di lettura“, un importante svolta si offre nel 1972, con il trasferimento alle regioni delle funzioni amministrative in materia, tra l’altro, delle biblioteche di enti locali. E’ questo il momento decisivo per un professionale aggiornamento dei cataloghi generali, per il miglioramento o la creazione di quelli speciali, per lo sviluppo di nuove iniziative, obiettivi che con l’ampliamento dell’orario di apertura al pubblico, per essere raggiunti necessitano di una dotazione qualificata di personale.

Alla fine degli anni ’70 la Biblioteca “Mazzini” è ancora l’unica biblioteca cittadina. I volumi stanno per raggiungere quota 100.000. A seguito della nascita di un secondo polo bibliotecario, la Biblioteca Beghi, specializzata nelle materie scientifiche e tecnologiche, nel 1986 vengono inoltre attuate convenzioni con altre Istituzioni culturali e scolastiche della città, dando così vita al Sistema Bibliotecario Urbano. La Biblioteca “Mazzini” resta il nucleo più storico e fornito, il centro del sistema, dotato del catalogo unico per autori delle Biblioteche che lo compongono, ma soprattutto l’unica biblioteca cittadina che, a fianco di un elevato standard di consultazione generale, svolge il ruolo della conservazione di materiale di pregio e di importanti documenti cittadini. E’ qui che viene conservato l’aspetto classico della biblioteca tradizionale, e si può respirare ancora l’atmosfera unica creata da secolari scaffali e antichi dipinti, in austeri saloni dagli altissimi soffitti magistralmente affrescati. Tra le mura dell’edificio, sorto in un settore suburbano diventato da oltre un secolo il cuore della città, è possibile oggi meglio che mai, in virtù di più razionali riordinamenti, ammirare o consultare opere di grande valore.

Tra i tesori della biblioteca civica “U. Mazzini” ricordiamo: i quarantanove rarissimi incunaboli, come “Summa Theologica” di S.Antonino (Venezia, 1480); la “Metaphysica” di Avicenna (Venezia, 1495); l’opera di Gerson in tre volumi (Strasburgo, 1494), le “Historiae” di Erodoto in latino (Venezia, 1494); la monumentale “Historia naturalis” di Plinio (Parma, 1476) edita da Stefano Corallo con capilettera miniati. Oltre mille edizioni del Cinquecento, oltre mille del Seicento, oltre quattromila del Settecento, tra cui spiccano le opere di Bartolomeo Facio, di Seneca, di Plutarco, di Erasmo da Rotterdam, di Pietro Bembo, di Giovanni Boccaccio e Ludovico Ariosto. Tra le edizioni particolarmente pregiate “Silvae” del sarzanese Agostino Mascardi, stampato ad Anversa da Plantin nel 1622 con disegni di Peter Paul Rubens e incisioni di Theodor Galle; le Opere di Gian Giorgio Trissino edito a Verona nel 1729 con incisioni di Ludovico Perini; la “Rerum Italicarum  Scriptores” di  Ludovico  Antonio  Muratori;  la  celeberrima “Encyclopèdie” di Diderot e D’Alembert, completata dai volumi di tavole, in perfetto stato di conservazione.

Una particolare attenzione meritano i sette corali miniati provenienti dal Convento dei Minori Riformati: per l’offìciatura quotidiana del coro, sono fra i più classici codici liturgici di grande formato, scritti a lettere gotiche su grandi fogli di pergamena, dotati di una solidissima legatura e impreziositi da decine di miniature di squisita fattura.

Delle collezioni della Mazzini fanno parte inoltre numerosissime edizioni ottocentesche, alcune delle quali di pregio anche per le eleganti e variopinte legature napoleoniche. Essenziali per la conoscenza di fatti inerenti la storia locale e regionale sono i fogli e gli opuscoli raccolti o donati da Ubaldo Mazzini, conservati nelle molte centinaia di raccoglitori di “miscellanee”.

Ricchissima e agevolmente consultabile è anche la raccolta di periodici di interesse spezzino e lunigianese. La collezione di testate, per lo più pezzi unici, comprende giornali politici, letterari, storici, scientifici e tecnici, artistici, commerciali, religiosi, umoristici e altri ancora: testimonianze indispensabili per ricostruire uno spaccato degli aspetti più disparati della vita della nostra comunità. Tra questi il “Corriere del Golfo”, primo giornale della Spezia, del 1865; il più colto “Filomate”, il futurista “La Terra dei vivi”. Alla Spezia inizia la durevole avventura de “L’Eroica”, raffinata portavoce delle arti grafiche, di cui la biblioteca “Mazzini” conserva una prestigiosa raccolta completa.

Di questa stampa periodica locale è stata avviata negli anni ’90 la digitalizzazione completa, che ne permette oggi la consultazione online, un progetto che caratterizza il passaggio della Mazzina al nuovo Millennio e che permette un’amplissima e comoda consultazione delle cronache a stampa dell’Ottocento e del Novecento che in questi ultimi decenni ha potenziato notevolmente gli studi di storia spezzina.

Le carte geografiche e topografiche, di cui esiste oggi una precisa schedatura, sono circa cinquecento, undici delle quali sono documenti storici inestimabili, datati fra il 1732 e il 1883.

La Biblioteca “Mazzini” ospita anche l’Archivio Storico del Comune della Spezia,  costituito da migliaia di documenti che vanno dal tardo Medioevo al secolo scorso e rappresentano la memoria storica della città.

Migliorato a seguito di un recente lavoro di riordino e inventariazione, l’Archivio storico ha ottenuto il risultato di miglior consultazione e conservazione, che ha condotto ad una organica ricognizione dei preziosi documenti, alla pubblicazione di un inventario analitico che costituisce una guida pratica del materiale, ed inoltre uno strumento illustrativo utile alla diffusione della conoscenza di questo patrimonio anche al di fuori dell’ambito locale.

L’Archivio Storico del Comune della Spezia si compone essenzialmente di documenti prodotti dagli uffici dell’Amministrazione cittadina a patire dal Quattrocento fino agli anni dell’Unità d’Italia.

Accanto ai manoscritti prodotti dagli organi amministrativi (fra i quali ricordiamo Statuti, Deliberazioni, Libri di Conti, Catasti, ecc.) è largamente documentata l’attività degli antichi tribunali locali, sia civili che criminali. Esiste inoltre una ricca sezione di unità documentarie e manoscritti provenienti da fonti diverse, in molti casi testimonianze uniche per la storia del nostro territorio.

Tra questi, i documenti più antichi sono le pergamene riferite al Monastero del Tino la prima delle quali risale al 1051, anch’esse oggi digitalizzate.

 

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