Un libro? Perché no. “Riti di morte”, di Alicia Giménez Bartlett. Una recensione a cura di Annalisa Serafini

È questo il primo romanzo della serie dedicata a Pedra Delicado, commisssario di polizia, stravagante e borderline della città di Barcellona, scritta dalla brava autrice catalana Alicia Giménez Bartlett.
Aiutata dal suo vice Fermín, la donna non ha paura di affrontare delitti e casi di ogni tipo, sempre con il sorriso, una sigaretta in bocca, una birra al pub La Barra de Oro, vicino al suo commissariato, dove lei non si nega mai la sua costante presenza al bancone.
È una donna ribelle, che non ha paura di negarsi un amante, una bevuta o un “sigarillo”, nonché la musica di Mozart o un bagno con i sali profumati la sera. Proprio della descrizione di questo personaggio, questa serie di romanzi gialli ha avuto un grande successo in tutto il mondo.
“Riti di morte” è la prima avventura investigativa. E dato che siamo in effetti alla prima uscita, Giménez Bartlett presenta distesamente i suoi due personaggi. Petra è emersa da poco da una crisi esistenziale – il naufragio di due matrimoni, un lavoro di avvocato che non l’appagava -, è entrata in polizia dove, in quanto donna – sostiene lei – è stata parcheggiata negli archivi, fino a questo caso spinoso e scabroso: un violentatore seriale che lascia un tatuaggio sulle sue vittime («il fiore» lo denomina Garzón, con una delle sue frequenti metafore, immaginifiche e popolaresche insieme).
Garzón, il suo vice, invece, viene dalla Spagna più interna e più pigra, Salamanca; e di lui, lento, grasso, leale, carico di esperienza e di pregiudizi, ma ricco di uno spirito sorprendentemente rapido nel superarli, Petra stenta a trovare la chiave interpretativa, la via d’accesso per superare le sue resistenze a dover ubbidire a una donna dotata per altro del carattere di un detective americano. E l’investigazione si articola mentre i due animano la loro schermaglia che sembra quasi un gioco erotico sublimato: Petra disprezza provoca e tormenta, Fermín cede resiste e abbozza e poi trova una uscita che persuade e conquista il suo capo. Intanto, secondo un ritmo narrativo che è puro divertimento, intorno a questo duello si consolida la scorza dura che rende un’amicizia anche una macchina di investigazione formidabile. Con la scrittrice Giménez Bartlett – ha detto il noto critico letterario Cesare Cases – siamo di fronte a un genio mediterraneo per il giallo, consistente nell’umorismo di un dialogo che rende l’intrigo poliziesco mosso, espressivo come una commedia di costume.
Un libro (il primo della serie) che sicuramente farà voglia al lettore di continuare a leggerli tutti, come è successo a chi scrive questo articolo.
Sono gialli non solo di genere, ma che ci descrivono la vita frenetica di Barcellona, i modi di vita ed i costumi spagnoli oltre ad ammirare questa donna commissario fuori dalla norma e dal costume.

Buona lettura!
Annalisa Serafini
E-mail: annalisaserafini@libero.it

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