“Ipnosi”, mostra di Roberto Braida: recensione di Valerio P. Cremolini.

LA SPEZIA- Accuratamente allestita e documentata da un sontuoso volume, definirlo catalogo sarebbe limitativo, la personale di Roberto Braida, al CAMeC sino al 7 aprile p.v. (da martedì a domenica, dalle 11 alle 18), conferma il personalissimo profilo del pittore che ormai da tempo vanta apprezzamenti ben oltre i confini nazionali. In “Ipnosi”, titolo della mostra accolta all’inaugurazione da una smisurata partecipazione, l’artista ha sviluppato o, meglio, continuato ad approfondire gli studi sul colore che gli consentono di indagare quell’altrove che si coniuga mirabilmente con la dimensione, anche poetica, dell’invisibile.

Un’intensa attività espositiva caratterizza la ricca biografia dell’artista, che considera questa personale ospitata nell’importante spazio di piazza C. Battisti alla stregua di un vero e proprio premio alla carriera. Iniziata nei primi anni ‘70, ma già presagita quando, alunno delle elementari, si cimentava di continuo nel disegno e, ha simpaticamente raccontato lui stesso all’inaugurazione della mostra, aveva accolto con indicibile entusiasmo il regalo natalizio consistente in una piccola confezione di pastelli Giotto.

Braida ha intessuto con i colori, modulati fra innumerevoli e impossibili trasparenze, un dialogo interminabile facendoli vivere in dipinti che traggono ispirazione da ciò che è visibile per poi rappresentare, in modo impeccabile, la dimensione surreale dell’invisibile, con la quale il pittore dimostra, davvero, di esserne un fedele frequentatore. Ciò è conseguente alla natura contemplativa dell’artista, a cui nulla sfugge, nell’accostarsi, per farsi incantare, alla bellezza stupefacente della natura.

Lo sguardo di Braida continua, infatti, a guardare lontano e per fermarne la grandezza dell’ipotetico confine ha bisogno di armonizzare i colori che, come nei movimenti della musica si propongono in modo differenziato dall’adagio al maestoso. Ciò, per segnalare la stretta relazione fra i toni marcati dei colori e la loro rarefatta stesura, che offre una sequenza di immagini visionarie immerse in un effluvio di luci e di ombre.

Incontestabile è la lettura degli sceltissimi dipinti di buon formato esposti al CAMeC della storica dell’arte Marzia Ratti, nel rilevare che “le sensazioni che promanano dal cromatismo intenso e sapiente di Braida producono stati d’animo ed emozioni che si rispecchiano nel vissuto di ciascuno di noi”. In effetti, sostando dinanzi ad ogni quadro, ideali paesaggi plasmati di autentica intimità, si avverte di essere protagonisti di uno speciale viaggio tra il reale e l’irreale che si svolge in una condizione temporale non coincidente con quella che caratterizza la nostra vita.

La personale è un’ulteriore tappa del vissuto artistico di Braida, che unisce talento e passione, ed è certamente pertinente l’affermazione del curatore della mostra, Luca Nanniperi, per cui “Braida verrà valutato dalla storia non come un manierista del paesaggio e delle vedute, ma come un silenzioso e appartato perlustratore delle profondità dell’anima”. Gli apporti dei citati critici favoriscono la migliore lettura del ciclo delle opere di Braida, realizzate in due anni di assiduo impegno quotidiano. Ritengo, inoltre, come personale contributo interpretativo cogliere nelle ammirevoli tele del pittore una forte carica di spiritualità, per cui l’invisibile si associa alla prospettiva del trascendente.

Valerio P. Cremolini

 

 

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