Acquasanta-Campiglia, la scalinata ferita (di Serena Spinato)

LA SPEZIA- Riceviamo e pubblichiamo da Serena Spinato, vicepresidente di Italia Nostra La Spezia.

Una delle più belle scalinate del Golfo, quella che da località Acquasanta sale allo storico borgo di Campiglia, da oltre due mesi soffre di gravi criticità.
La prima è data da una voragine sorta nel mezzo del lastricato (di 5x5x3 metri) dovuta al ribaltamento di un grande leccio che ha divelto le antiche pietre rendendo precario e pericoloso il transito: le pietre sagomate sono cadute nella profonda buca creatasi e rischiano, con la ripresa vegetativa primaverile, di diventare introvabili e irrecuperabili.
La seconda criticità è dovuta a quello che, al momento attuale, si deve definire un mancato o cattivo ripristino della vecchia sede stradale, laddove lo scavo per la sostituzione delle tubature dell’acquedotto da parte di ACAM-IREN, ha ripetutamente intersecato la scala: ciò ha reso in vari punti imprecisa, sconnessa o persino assente la restituzione del selciato originale. Ma poiché ci giunge notizia che il collaudo non sia ancora concluso, vivamente auspichiamo che, prima della fine-lavori, IREN e lo stesso Comune della Spezia (da cui dipende la cura della “scorciatoia” di Campiglia) controllino ed esigano che i segmenti divelti e le curve malamente rifatte, siano riportati alla perfezione originale ( che è durata oltre cent’anni prima di questo irrispettoso intervento).

L’origine di tale lungo e articolato percorso, realizzato in pregiate pietre di Biassa si fa risalire, pur esistendo un precedente camminamento boschivo, agli anni intorno al 1869, quando venne inaugurato il Regio Arsenale navale ). Suo scopo sembra essere infatti quello di facilitare la strada riducendone i tempi agli ex-contadini/agricoltori di Campiglia e vicinanze, ora divenuti operai nei più svariati ruoli della nascente industria arsenalizia e navale.

Per approfondire questo tema è fondamentale poter consultare i tanti documenti, tra cui verbali vergati a mano, fotografie e giornali d’epoca, mappe e altri ancora, amorevolmente schedati e custoditi dal cultore di storia e di costumi GianCarlo Natale, la cui passione ha reso possibile creare un archivio ricchissimo, consigliato a quanti, anche studenti in cerca di nuovi materiali di consultazione, vogliano approfondire le vicende di questo angolo occidentale di Golfo spezzino, di riconosciuta vitalità e importanza.

Visionando questi (e altri) documenti pare lecito quindi attribuire all’uomo politico di Biassa  Antonio Rossi-Nono, (tragicamente ucciso nel 1892) l’iniziativa di “promuovere” la realizzazione di nuovi e più agevoli percorsi: la scalinata di Campiglia, con i suoi tornanti a costante e mite pendenza, sostenuti spesso da muri in pietra e perfettamente inserita nell’ambiente del bosco di castagni e lecci, è la testimonianza della grande sapienza costruttiva dei nostri avi . Ci dovremmo chiedere perché dopo oltre cent’anni di vita superati restando indenne, debba presentarsi oggi così ferita e dobbiamo rivendicare che in tempi ragionevoli, cioé  quanto prima, sia Iren che il Comune -ampiamente interpellati- provvedano al suo completo e accurato ripristino, in quanto parliamo di un bene comune prezioso e inalienabile.

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