Fedi (Rifondazione): “climate strike, la presa di parola delle nuove generazioni sul tema del cambiamento climatico”.

LA SPEZIA- Venerdì 15 Marzo, in 40 stati di ogni parte del mondo, ci sarà il  climate strike, la presa di parola delle nuove generazioni sul tema del cambiamento climatico.

Ogni generazione, dagli anni 70′ in poi, ha avuto i propri simboli sulla sensibilizzazione alle questioni ambientali, dai concerti dei vari gruppi musicali come No Nukes del 1979, a Julia Butterfly che nel 1997 salì su una sequoia alta 55 metri e vi rimase per 738 giorni per impedire l’abbattimento dell’intera foresta californiana; poco dopo iniziarono ad emergere e connettersi tra loro una serie di movimenti sparsi per tutto il pianeta che diedero origine a quello che fu definito Movimento No Global, che riuscì a collegare la questione ambientale e il “cambiamento climatico” che iniziava ad essere studiato e denunciato, con il modello di società consumistica e capitalista. Oggi Greta Thumberg è riuscita a parlare della drammaticità climatica in cui ci troviamo alle generazioni più giovani ed imporre la tematica anche al mainstreaming: lo riteniamo un risultato estremamente importante.
Certo non ci sfugge il fatto che l’immagine di Greta, una bambina determinata e coraggiosa, riesca a mettere d’accordo tutti, perché apparentemente “spoliticizzata”, tanto che viene condivisa da chi non mette minimamente in discussione il sistema produttivo come i “potenti” di Davos piuttosto che i vari esponenti politici che nulla hanno fatto in termini di politiche concrete. C’è una sola azione globale che può fermare l’innalzamento della temperatura, ovvero la rinuncia a qualsiasi estrazione e utilizzo di combustibili fossili, come petrolio, gas, sabbie bituminose e così via: lo dicono gli scienziati, non romantici utopici.
Senza un cambiamento radicale del modello e del sistema non ci potrà essere nessuna vittoria contro il cambiamento climatico e i governi diventeranno sempre più tiranni.
Chi sta pagando e chi pagherà il prezzo del cambiamento climatico? Come sempre a pagare sono gli strati sociali e le popolazione più povere; in Asia, Africa e America Latina esistono già vere e proprie migrazioni di popolazioni che lasciano le proprie terre per desertificazione o alluvionamenti o tempeste distruttive. Ecco perché anche l’appuntamento del 23 Marzo a Roma della Marcia per il Clima e contro le grandi opere inutili e l’estrattivismo, diventa estremamente importante; bisogna fermare le lobbies il cui solo scopo è il profitto, a danno degli equilibri ambientali e della stessa democrazia.
Pensare globale ed agire locale, perché senza una giustizia ambientale non potrà esserci giustizia sociale, senza una vera rivoluzione nel modello di sviluppo lineare in favore di un’economia ciclica, dove l’accumulazione di capitale naturale venga ribaltata dall’esigenza di una compatibilità ambientale e di una redistribuzione delle ricchezze, non ci sarà nessuna salvezza per la sopravvivenza dell’essere umano su questo pianeta, almeno per la maggior parte degli esseri umani.
Verushka Fedi: Segretaria Provinciale di Rifondazione Comunista
Advertisements