Idol Art al CAMeC, la beneficenza fantasma e la dubbia commissione del 16 dicembre.

LA SPEZIA- Si è riunita nel pomeriggio di giovedì la Commissione “Controllo e Garanzia”, presieduta dalla consigliera PD Dina Nobili, sul caso Asti-Rampini-CAMeC. Come segnalato già dal nostro giornale (www.laspeziaoggi.it/idolartalcamec…) e dal Secolo XIX c’era qualcosa che sembrava non tornare nelle date e nella presunta beneficenza. Queste le domande iniziali del consigliere Massimo Caratozzolo, che ha richiesto la commissione, avendo seguito la vicenda fin dall’inizio.

Secondo quanto riferito dalla dottoressa Marzia Ratti la prima richiesta al Comune di avere il CAMeC per “Idol Art” risale al 7 novembre e gli uffici si presero dieci giorni di tempo per capire bene di cosa si trattasse. Inizialmente la richiesta era per una festa con 500 persone, ma dal Comune arrivò il “NO”, perché la capienza massima è fissata in 180 persone, per una questione di sicurezza. Per quanto riguarda la beneficenza, Marzia Ratti riferisce che agli uffici non è mai arrivata la richiesta di permesso per un evento benefico.

Esaurite le pratiche preliminari, a partire dal 17 novembre la palla passò alla dottoressa Laura Niggi. Il CAMeC era autorizzato solo per attività museali, quindi ci voleva altro, richiesto a Rampini il 10 dicembre; da qui la sua domanda del 14 e le relative autorizzazioni (Articolo 68 TULPS). E la decisione di concedere all’organizzazione della festa il solo piano terra, aumentando la capienza da 180 a 290 persone, per la presenza di porte e uscite di sicurezza. Dopo la richiesta formale del 14, si è riunita la commissione di vigilanza ed è stato concesso il permesso. Tale commissione, però, si sarebbe riunita il 16 dicembre, alle 10:30 del mattino, in Comune. Il 16, però, era domenica e, secondo quanto si è appreso dalla stampa, quel giorno c’era Telethon, quindi la commissione non si sarebbe potuta riunire. Ma né Niggi né Ratti vi hanno preso parte (perché non di loro competenza), quindi non si sa se effettivamente si sia riunita il 16, o il 15 e vi sia stato un errore di trascrizione…

Alle domande di Guido Melley è stato risposto che vi era personale del Comune a fare servizio di vigilanza. Al piano terra sono state tolte alcune opere, per motivi di sicurezza. Melley chiede ancora in quali condizioni sia stato ritrovato il CAMeC il giorno dopo. Il Museo, dicono i funzionari, era in buono stato, a parte i bagni, soprattutto quello dei disabili, definiti in pessime condizioni. “Dovessi dare un’altra autorizzazione a uno spettacolo del genere” sottolinea Marzia Rattimetterei la pulizia in capo a chi organizza. Noi avremmo comunque dovuto fare la classica pulizia, ma qui si è trattato di una pulizia davvero molto straordinaria”. Dichiara ancora Marzia Ratti che “per lei un utilizzo del Museo come discoteca va contro il principio della tutela dei Beni Culturali (Codice Urbani)”. 

La decisione di fare questa festa nel Museo è stata dell’Amministrazione, perché all’Amministrazione si è rivolto Rampini e solo dopo sono entrati in gioco gli Uffici. Trasformare il Museo in una discoteca è, ovviamente, consentito dalla legge, ma l’argomento divide sostanzialmente maggioranza e opposizione. Secondo Giacomo Pesericonon c’è nulla di male, perché il CAMeC non è il Museo Vaticano o il Louvre, quindi lì si può anche ballare, se questo serve a portar gente“, mentre per la pentastellata Donatella Del Turco è auspicabile che questo non si ripeta e le fanno sponda anche Pecunia, Manfredini e Melley, secondo cui “la ricerca dell’incasso a tutti i costi snatura le strutture, sia il Museo, lo stadio o altro” e a loro si accoda il consigliere Caratozzolo, anche – dice- se si tratta di una serata dedicata a Natalino Otto, come pare (ma nessuno è stato in grado di confermare o smentire) sia successo nel Capodanno 2010, evento trovato su Facebook dalla consigliera Patrizia Saccone.

Dubbi erano stati sollevati anche sulla copertura assicurativa, avendo la società di Rampini solo 10.000 euro di capitale, ma la polizza c’era, quindi se fosse successo qualcosa sarebbe stato tutto a posto (a parte l’opera d’arte eventualmente perduta, ma tanto è “solo arte contemporanea“).

Infine, l’incasso del Comune: la pattuizione fissata in 3 euro a biglietto, ossia 900 euro nelle casse del Comune che, secondo un simpatico consigliere famoso per le sue “simpatiche” uscite, sono stati spesi per la “inutile” commissione odierna. Ma questa è la storia di un consigliere che amava buttare tutto in caciara e, per citare Micheal Ende, “è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta“.

La commissione finisce così, tra polemiche e battibecchi, ma l’argomento non è ancora esaurito, perché il 7 marzo sono convocati in Commissione l’ex assessore alla cultura, Paolo Asti (oggi presente tra il pubblico) e l’organizzatore Giuseppe Rampini e ascolteremo anche la loro verità.

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